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Prezzi aumentati del +23%: nella scuola stipendi troppo bassi. Docenti e ATA allo stremo.

  • Immagine del redattore: Debora De Patto
    Debora De Patto
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 3 min
Docente allo stremo perchè il costo della vita aumenta più rapidamente degli stipendi del personale scolastico.

Negli ultimi anni gli stipendi del settore pubblico sono aumentati, ma il costo della vita è cresciuto più rapidamente. È questa una delle indicazioni che emerge dal Rapporto Annuale 2026 dell’Istat, che evidenzia come il recupero salariale avvenuto dopo la fase inflazionistica del 2022-2023 non sia stato sufficiente a compensare integralmente la perdita di potere d’acquisto accumulata negli anni precedenti.

Tra il 2019 e la fine del 2025, infatti, i prezzi al consumo hanno registrato una crescita complessiva del 23%, mentre le retribuzioni contrattuali si sono fermate al 13,2%. Un divario che continua a pesare soprattutto sui lavoratori della Pubblica Amministrazione, compreso il personale della scuola.


Il recupero c’è stato, ma non per tutti allo stesso modo

Dopo il picco inflazionistico degli anni scorsi, nel 2025 gli stipendi hanno ripreso a crescere a un ritmo superiore rispetto all’aumento dei prezzi. Tuttavia, il recupero non è stato uniforme tra i diversi comparti produttivi.

Nel settore privato, soprattutto nell’industria, i rinnovi contrattuali sono arrivati più rapidamente e in alcuni casi hanno beneficiato di meccanismi collegati all’andamento dell’inflazione. Nel pubblico impiego, invece, gli adeguamenti salariali sono arrivati con maggiore ritardo, rendendo più difficile recuperare il terreno perso.


Anche la scuola continua a pagare il conto dell’inflazione

Per il comparto Istruzione e Ricerca il problema non riguarda tanto gli aumenti ottenuti negli ultimi rinnovi contrattuali, quanto il ritardo con cui tali incrementi arrivano rispetto alla crescita del costo della vita.

Gli aumenti previsti dai rinnovi del triennio 2022-2024 e del successivo 2025-2027 consentono certamente un miglioramento delle retribuzioni, ma secondo diverse stime non sarebbero ancora sufficienti a recuperare completamente l’inflazione accumulata nello stesso periodo.

In pratica, una parte consistente degli incrementi salariali serve a colmare perdite già maturate negli anni precedenti, senza tradursi in un reale aumento del potere d’acquisto.


Inflazione e rinnovi contrattuali: il problema dei ritardi

Uno degli aspetti più critici evidenziati dagli analisti riguarda la tempistica dei rinnovi contrattuali.

Spesso gli accordi vengono sottoscritti quando il periodo contrattuale di riferimento è già terminato o in fase di conclusione. Questo significa che gli aumenti arrivano quando l’inflazione ha già prodotto i propri effetti sui bilanci delle famiglie.

Nel caso della scuola, il fenomeno è particolarmente evidente: gli arretrati consentono di recuperare parte delle somme non percepite, ma non eliminano completamente la perdita di potere d’acquisto subita nel periodo precedente.


Quali prospettive per gli stipendi della scuola nei prossimi anni

I dati mostrano che la fase più critica dell’inflazione sembra essere alle spalle e che il recupero salariale è iniziato. Tuttavia, per molti dipendenti pubblici, compresi docenti e personale ATA, il divario tra aumento dei prezzi e crescita degli stipendi non può ancora considerarsi colmato.

La sfida dei prossimi rinnovi contrattuali sarà quindi quella di ridurre ulteriormente questo scarto, evitando che il ritardo tra inflazione e adeguamenti retributivi continui a erodere il valore reale degli stipendi.


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