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Paolo Ruffini dà voce ai bambini: «La mia maestra mi ha ascoltato e ha scoperto la mia difficoltà nella lettura»

  • Immagine del redattore: Debora De Patto
    Debora De Patto
  • 34 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min
Paolo Ruffini dà voce ai bambini: «La mia maestra mi ha ascoltato e ha scoperto la mia difficoltà nella lettura»

Quanto può fare la differenza sentirsi davvero ascoltati quando si è bambini? A volte l’attenzione di un adulto può aiutare persino a riconoscere una difficoltà che un alunno, da solo, non riesce ancora a comprendere o a spiegare.

È uno dei temi emersi durante Come Stai?, programma di Radio 24 condotto da Paolo Ruffini, che ha ospitato le voci di Nicholas, 10 anni, e Andrea, 11. Il confronto ha toccato il rapporto con gli adulti, il ruolo della scuola e soprattutto la necessità di dare maggiore valore a ciò che i più piccoli hanno da raccontare.



Nicholas e il consiglio per la scuola: riuscire a interessare i bambini

Quando Ruffini chiede a Nicholas cosa suggerirebbe a chi ha la responsabilità di migliorare la scuola, il bambino non parla di programmi o voti. La sua attenzione si concentra sul modo in cui gli adulti comunicano.

Per Nicholas, insegnare significa anche riuscire a trovare un linguaggio capace di suscitare interesse. Gli adulti dovrebbero prima comprendere maggiormente i bambini e poi trasmettere loro informazioni in una forma che riesca ad arrivare «dritta al cuore».

Una riflessione che mette al centro la relazione educativa: non basta avere qualcosa da insegnare, occorre anche trovare il modo di coinvolgere chi deve impararla.



Andrea: la difficoltà nella lettura scoperta grazie alla maestra

Il valore dell’ascolto emerge ancora più chiaramente dalla storia raccontata da Andrea.

A 11 anni il bambino spiega di aver avuto difficoltà nel comprendere ciò che leggeva. Una situazione che inizialmente non riusciva neppure a identificare con precisione.

A fare la differenza è stata la sua insegnante. Andrea racconta che, proprio perché la maestra lo ha ascoltato, è stato possibile accorgersi del problema e iniziare ad affrontarlo.

Con il sostegno della docente e della famiglia sono arrivati progressivamente anche i miglioramenti. Oggi Andrea racconta di riuscire a comprendere persino un testo in inglese.

Quando Ruffini gli domanda come chiamerebbe questa sua difficoltà, il bambino trova una definizione tutta sua: «sindrome da lettura».

Al di là dell’espressione utilizzata, il suo racconto mostra quanto l’attenzione quotidiana di un insegnante possa essere importante per intercettare bisogni che un bambino non è ancora in grado di descrivere.



I problemi dei bambini non sono piccoli per chi li vive

La conversazione affronta anche un altro aspetto: la tendenza degli adulti a ridimensionare alcune preoccupazioni infantili perché considerate poco rilevanti rispetto ai problemi della vita adulta.

Nicholas invita invece a cambiare prospettiva. Ciò che può sembrare marginale a un adulto può avere un peso enorme per un bambino.

Ascoltare significa quindi non decidere in anticipo quanto valga una preoccupazione, ma provare a comprenderla dal punto di vista di chi la sta vivendo.



«Un bambino può insegnarti molto»

Anche Andrea insiste sulla necessità di riconoscere valore alle parole dei più piccoli, arrivando a sintetizzare il concetto in una frase: «Un bambino può insegnarti molto».

Ruffini richiama durante il confronto anche l’origine della parola infanzia, legata al latino infans, utilizzato per indicare chi ancora non parla.

Le parole di Nicholas e Andrea mostrano però una realtà diversa: i bambini hanno pensieri, osservazioni e messaggi da condividere. Il punto è trovare adulti disposti a concedere loro lo spazio necessario per farlo.



Quando ascoltare diventa parte dell’insegnamento

La storia di Andrea porta infine la riflessione direttamente dentro la scuola.

Gli insegnanti trascorrono molte ore con gli alunni e possono cogliere segnali che non sempre emergono immediatamente altrove. Per questo osservazione, dialogo e ascolto rappresentano una parte importante della relazione educativa.

Nel caso raccontato dal bambino, proprio l’attenzione della maestra ha permesso di riconoscere una difficoltà nella comprensione della lettura e di iniziare ad affrontarla.

Dal confronto condotto da Paolo Ruffini emerge così un messaggio semplice ma significativo: dare voce ai bambini non significa soltanto permettere loro di parlare, ma essere realmente disponibili ad ascoltare ciò che stanno cercando di dire.



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