Femminicidi, Boldrini: «La prevenzione deve iniziare a scuola, educando fin da piccoli al rispetto e alla parità»
- Debora De Patto
- 1 giorno fa
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Contrastare la violenza contro le donne non può significare intervenire soltanto dopo che un reato è stato commesso. Accanto alle leggi e alle pene è necessario agire sulla prevenzione, partendo dall’educazione delle nuove generazioni.
È questa la posizione espressa da Laura Boldrini, presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, che in un’intervista ha richiamato l’attenzione sulla necessità di affrontare anche le radici culturali della violenza di genere.
Per Boldrini, uno dei luoghi nei quali questo cambiamento deve cominciare è proprio la scuola:
«È imperativo formare i giovani fin dai primi anni di scuola al rispetto e alla parità».
Educazione al rispetto fin dall’infanzia
Secondo la deputata, la risposta al fenomeno dei femminicidi non può essere affidata esclusivamente agli strumenti repressivi. Se alla base della violenza esistono modelli culturali, stereotipi e una concezione squilibrata dei rapporti tra uomini e donne, è necessario intervenire prima che questi atteggiamenti si consolidino.
Da qui la richiesta di un percorso educativo che inizi già nei primi anni di scuola e accompagni bambini e ragazzi nella costruzione di relazioni fondate sul rispetto, sulla parità e sul riconoscimento dell’altro.
La scuola, però, non può essere lasciata sola. Boldrini ritiene necessario affiancare all’educazione una più ampia azione di sensibilizzazione capace di raggiungere l’intera società, coinvolgendo mezzi di comunicazione, uffici pubblici e trasporti.
L’obiettivo sarebbe quello di intervenire contemporaneamente in più contesti per contrastare una mentalità che, secondo la deputata, continua ad alimentare discriminazioni e violenza.
Sei donne uccise in cinque giorni
Le dichiarazioni arrivano dopo una sequenza particolarmente grave di episodi di violenza. Sei donne sono state uccise nell’arco di cinque giorni, mentre altre due sono rimaste gravemente ferite.
Numeri che portano Boldrini a parlare di una vera e propria «emergenza nazionale».
La deputata riconosce l’importanza delle norme introdotte negli ultimi anni, ma sottolinea come il rafforzamento delle pene, da solo, non sia sufficiente a impedire che la violenza si verifichi.
La repressione interviene infatti quando il comportamento violento si è già manifestato. La prevenzione, invece, dovrebbe agire sulle condizioni che possono favorirlo, cercando di riconoscere tempestivamente i segnali di rischio e modificando nel lungo periodo determinati modelli culturali.
Quando una donna denuncia, il sistema deve saper intervenire
Un altro punto sollevato riguarda la risposta delle istituzioni quando una donna decide di chiedere aiuto.
Secondo Boldrini, in alcuni casi i segnali di pericolo vengono sottovalutati e le vittime incontrano ancora difficoltà nell’essere ascoltate e credute. Una situazione che può compromettere l’efficacia degli strumenti di protezione proprio nel momento in cui sarebbe necessario intervenire rapidamente.
Per questo propone una formazione obbligatoria e specialistica per le figure professionali che possono entrare in contatto con le vittime di violenza.
La preparazione dovrebbe riguardare magistrati, appartenenti alle forze dell’ordine, personale sanitario e assistenti sociali, affinché siano in grado di riconoscere i segnali di rischio, accogliere correttamente una denuncia e applicare gli strumenti di tutela disponibili.
«Quanto si deve ancora aspettare?»
La questione centrale, secondo Boldrini, resta dunque quella della prevenzione.
Servono, sostiene la deputata, investimenti strutturali capaci di intervenire prima che la violenza si trasformi in un’aggressione o in un femminicidio.
Da qui l’appello rivolto al Governo affinché alle misure repressive venga affiancata una strategia più ampia, fondata sull’educazione, sulla formazione degli operatori e sulla sensibilizzazione della società.
E la domanda con cui Boldrini richiama l’urgenza di intervenire è netta:
«Quanto si deve ancora aspettare?».




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