Metal detector a scuola, Valditara: “Misura repressiva? Cosa non si dovrebbe reprimere, il diritto di portare coltelli in classe?”

Dopo l’aggressione avvenuta in una scuola media di Roma, torna al centro del dibattito il tema della sicurezza negli istituti scolastici e dell’utilizzo dei metal detector agli ingressi.
A Centocelle, un ragazzo di 13 anni ha aggredito una docente utilizzando spray urticante e coltelli. Secondo le ricostruzioni investigative, il giovane avrebbe preparato l’azione e avrebbe anche tentato di riprenderla in diretta. A fermarlo è stato l’intervento di un altro studente. La docente è rimasta ferita ma non è in pericolo di vita.
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I Carabinieri stanno ora analizzando il cellulare del tredicenne e quello della madre, sul quale risultavano memorizzate le carte utilizzate per acquistare i coltelli. L’obiettivo degli investigatori è ricostruire i contatti avuti dal ragazzo prima dell’aggressione e verificare l’eventuale presenza di altre persone che possano averlo istigato.
Valditara: metal detector dove necessario
Sulla vicenda è intervenuto il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che in un’intervista al Messaggero ha indicato diverse azioni da mettere in campo per contrastare la violenza tra i giovani: maggiore collaborazione delle famiglie, educazione al rispetto, rafforzamento dell’autorevolezza dei docenti, limiti all’accesso dei minori ai social e, nei contesti in cui se ne ravvisi la necessità, controlli con metal detector all’ingresso delle scuole.
Il ricorso a questi strumenti era già stato sostenuto dal Ministro nei mesi scorsi, dopo altri episodi di violenza. A gennaio Valditara aveva riferito di aver affrontato il tema anche con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ricordando che alcuni dirigenti scolastici avevano richiesto controlli a campione.
Alle critiche politiche sulla natura repressiva della misura, Valditara ha replicato:
«L’opposizione ha condannato come repressiva questa misura, ma cosa non si dovrebbe reprimere? Il diritto di portare i coltelli in classe?»
Il ruolo dei social e il richiamo alle famiglie
Un altro punto sollevato dal Ministro riguarda l’accesso dei più giovani ai social network e ai contenuti violenti online. Già nelle ore successive all’aggressione Valditara aveva sostenuto la necessità di impedire ai minori di 15 anni l’accesso a social e canali ritenuti pericolosi, richiamando anche le iniziative europee in materia.
Nel caso di Roma, proprio l’attività online del tredicenne è uno degli aspetti al vaglio degli investigatori. Secondo quanto emerso finora, prima dell’aggressione il ragazzo avrebbe attivato una diretta e gli accertamenti riguardano anche il profilo social da lui utilizzato.
Per Valditara, accanto agli interventi normativi e ai controlli nelle scuole, resta quindi fondamentale il coinvolgimento delle famiglie, chiamate a prestare maggiore attenzione all’utilizzo degli smartphone e dei social da parte dei figli.
Fonti: Il Messaggero; ANSA




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