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Docente di sostegno sminuito davanti alla classe: la compresenza viene ancora vissuta come un’intrusione?

Immagine del redattore: Debora De Patto
Debora De Patto
9 minuti fa
Tempo di lettura: 4 min
Docente di sostegno sminuito davanti alla classe

Il docente di sostegno entra in classe e il collega curricolare non sembra gradire la sua presenza. Una situazione che può apparire paradossale in una scuola che da anni parla di inclusione, ma che continua a emergere nei racconti di diversi insegnanti.


«Puoi portare l’alunno fuori?» ; «È il tuo studente».

Sono frasi che alcuni docenti di sostegno raccontano ancora di sentirsi rivolgere nelle scuole. Episodi che riportano al centro una questione tutt’altro che superata:

la presenza dell’insegnante di sostegno in aula viene sempre vissuta come una risorsa oppure, in alcuni casi, è ancora percepita come un’intrusione?


Il problema emerge soprattutto quando la compresenza tra docente curricolare e docente di sostegno non si trasforma in collaborazione. Può accadere che il docente della disciplina si senta osservato durante la propria lezione o consideri il collega di sostegno una presenza destinata esclusivamente all’alunno con disabilità.

Ma il modello dell’inclusione scolastica parte da un principio differente.



L’alunno con disabilità non è «del docente di sostegno»

Uno degli equivoci più difficili da superare riguarda proprio la divisione dei ruoli.

L’alunno con disabilità è un alunno della classe, non del docente di sostegno, in quale è contitolare della classe e partecipa alla programmazione, alla didattica e alla valutazione insieme agli altri insegnanti.

Eppure nella quotidianità possono ancora verificarsi situazioni in cui al docente di sostegno venga delegata quasi completamente la gestione dello studente.

Da qui frasi come «occupatene tu», la richiesta di lavorare fuori dall’aula o la convinzione che debba essere esclusivamente il docente di sostegno a decidere attività e valutazioni.

È proprio questa separazione a rischiare di trasformare il sostegno in qualcosa di molto diverso dall’inclusione.



Quando il docente di sostegno viene smentito davanti agli studenti

C’è poi un altro problema che diversi insegnanti ci segnalano e che merita particolare attenzione.

Può capitare che uno studente della classe si rivolga al docente di sostegno per chiedere un chiarimento, un permesso o un’indicazione. Oppure che sia lo stesso insegnante di sostegno a intervenire rivolgendosi alla classe.

Fin qui nulla di anomalo: è un docente presente in aula e gli studenti dovrebbero riconoscerlo come tale.

Il problema nasce quando, immediatamente dopo, il docente curricolare interviene davanti agli alunni dando un’indicazione opposta o smentendo apertamente quanto appena detto dal collega, senza che ci sia stato prima alcun confronto.

Se un insegnante dice «sì» e pochi secondi dopo l’altro dice «no», oppure se una disposizione viene sistematicamente corretta davanti agli studenti, il messaggio che rischia di arrivare alla classe è molto chiaro: la parola del docente di sostegno conta meno.

E questo può avere conseguenze importanti.

Non è soltanto una questione di rapporti tra colleghi. In questo modo il docente di sostegno rischia di perdere progressivamente credibilità e autorevolezza agli occhi degli studenti, che potrebbero iniziare a considerarlo una figura subordinata, alla quale rivolgersi solo per determinate questioni o le cui indicazioni possono essere ignorate in attesa della decisione del docente curricolare.

Le eventuali divergenze tra insegnanti sono normali. Ma proprio per questo dovrebbero essere affrontate, quando possibile, tra adulti e non trasformate in una contrapposizione davanti alla classe.



Due docenti, non un docente e il suo assistente

È qui che emerge uno degli equivoci più radicati.

Il docente di sostegno non è l’assistente del docente curricolare e non è neppure l’insegnante personale dell’alunno con disabilità.

Essere in compresenza significa necessariamente coordinarsi. Non vuol dire che i due docenti debbano essere sempre d’accordo, ma che entrambi devono riconoscersi reciprocamente come figure educative autorevoli.

Se gli studenti percepiscono una gerarchia informale in cui uno dei due insegnanti può continuamente correggere, annullare o scavalcare le decisioni dell’altro, la collaborazione rischia di saltare prima ancora di cominciare.



Quando due docenti in aula diventano un problema

C’è poi una questione meno evidente: la difficoltà di condividere lo spazio della lezione con un altro insegnante.

La compresenza può essere vissuta come una forma di controllo. Avere un collega in aula mentre si spiega, si interroga o si gestisce la classe può generare disagio, soprattutto quando manca l’abitudine a progettare e lavorare insieme.

Ma il docente di sostegno non è in classe per valutare il collega.

La sua presenza può diventare una risorsa per tutti: può facilitare la comprensione, proporre strategie differenti, intervenire nelle difficoltà e contribuire alla gestione dell’intero gruppo.



Anche il sostegno deve fare la sua parte

La questione, naturalmente, non può essere letta in un’unica direzione.

La responsabilità non può essere attribuita soltanto ai docenti curricolari.

Esistono anche situazioni in cui è lo stesso docente di sostegno a isolarsi, a occuparsi esclusivamente dell’alunno con disabilità o a scegliere sistematicamente di lavorare fuori dall’aula.

Una modalità che, quando non è determinata da specifiche esigenze didattiche ed educative, rischia di rafforzare proprio quell’idea che si vorrebbe superare: «tu occupati del tuo alunno, io del resto della classe».

La vera sfida non è quindi stabilire chi abbia più autorità tra docente curricolare e docente di sostegno. È costruire una classe nella quale entrambi vengano riconosciuti per ciò che sono: docenti.



Inclusione significa responsabilità condivisa

PEI, GLO e ore di sostegno sono strumenti fondamentali, ma da soli non bastano.

L’inclusione passa soprattutto dal lavoro quotidiano: confronto, programmazione, condivisione delle responsabilità e riconoscimento reciproco delle competenze.

Perché possiamo parlare di inclusione quanto vogliamo, ma se davanti alla classe uno dei due docenti viene sistematicamente trattato come se avesse meno voce dell’altro, saranno gli stessi studenti a imparare rapidamente quella gerarchia.

E a quel punto recuperare autorevolezza diventa molto più difficile.


Nella vostra scuola come funziona? Il docente di sostegno viene realmente considerato un docente della classe o capita ancora che venga invitato a uscire dall’aula con l’alunno?



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