Mamma si tatua una tastiera sul braccio per comunicare con il figlio con autismo non verbale: «Pur di dargli voce, mille cicatrici»
- Debora De Patto
- 5 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min

Una tastiera disegnata sulla pelle per trasformare un semplice gesto in una possibilità di comunicare. È la scelta di Jessica Fletcher, madre di Hunter, un bambino di 11 anni autistico e non verbale, che ha deciso di tatuarsi sull’avambraccio uno strumento attraverso il quale il figlio possa esprimere ciò che pensa, desidera o prova.
La loro storia è diventata virale sui social, dove un video mostra Hunter mentre utilizza il braccio della madre proprio come farebbe con una normale tastiera. Dietro quelle immagini, però, c’è soprattutto la ricerca quotidiana di soluzioni capaci di rendere la comunicazione più accessibile e meno dipendente dagli strumenti elettronici.
Tutto è iniziato quando il tablet si è spento
Hunter utilizza abitualmente un dispositivo con un’applicazione di Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA). La tecnologia rappresenta quindi un supporto importante nella sua quotidianità, ma può capitare che non sia disponibile.
È successo durante un’uscita al ristorante con la madre. Il tablet utilizzato dal bambino aveva esaurito la batteria e Jessica si è trovata improvvisamente senza lo strumento con cui il figlio era abituato a comunicare.
La donna ha cercato una soluzione immediata scrivendo le lettere dell’alfabeto su un tovagliolo. Hunter, però, ha mostrato di avere in mente qualcosa di diverso: ha girato il foglio e ha riprodotto una tastiera, simulando poi il gesto della digitazione per far capire cosa volesse ordinare.
Un episodio apparentemente semplice che ha suggerito alla madre un’idea: creare un sistema sempre disponibile, indipendente da batterie, caricabatterie o dispositivi elettronici.
Una tastiera direttamente sull’avambraccio
Jessica ha così deciso di rivolgersi a un tatuatore e trasformare il proprio avambraccio in una vera e propria tastiera.
Accanto alle lettere sono stati inseriti anche alcuni comandi pensati per rendere più immediata la comunicazione: le risposte “Sì” e “No”, simboli utili a rappresentare emozioni differenti e uno spazio dedicato a un messaggio particolarmente importante per madre e figlio: “I love you”.
La posizione del tatuaggio è stata studiata affinché Hunter possa raggiungere facilmente i diversi tasti. Il bambino può così indicare le lettere una dopo l’altra mentre la madre segue i suoi movimenti e ricostruisce ciò che vuole comunicarle.
Il tatuaggio non vuole sostituire gli strumenti di CAA utilizzati abitualmente, ma rappresentare un’ulteriore possibilità, soprattutto nei momenti in cui la tecnologia non è disponibile.
L’idea coinvolge anche altre famiglie
Dopo la diffusione della storia sui social, l’iniziativa ha attirato l’attenzione di numerosi genitori di bambini con autistismo e non verbali. Alcuni avrebbero scelto di realizzare tatuaggi simili, adattandoli alle esigenze comunicative dei propri figli.
L’idea è arrivata anche fuori dall’ambito familiare. Sono state realizzate magliette con tastiere stampate sulle maniche, così da riprodurre lo stesso sistema senza ricorrere necessariamente a un tatuaggio.
Anche i compagni di scuola di Hunter si sono mostrati interessati alla soluzione: poter avere una tastiera sempre a disposizione significa trovare un ulteriore canale per interagire con lui anche durante i momenti informali della giornata scolastica.
Quando comunicare significa poter partecipare
La storia di Jessica e Hunter richiama l’attenzione su un aspetto centrale dell’inclusione: non poter utilizzare il linguaggio verbale non significa non avere qualcosa da dire.
Per alcune persone con autistismo, gli strumenti di Comunicazione Aumentativa Alternativa possono rappresentare un ponte fondamentale verso gli altri. Tablet, immagini, simboli, comunicatori e tastiere diventano modalità attraverso cui manifestare bisogni, emozioni, preferenze e pensieri.
La scelta di questa madre nasce proprio dalla volontà di aggiungere un’altra possibilità alle modalità già utilizzate dal figlio. Non un gesto simbolico fine a se stesso, dunque, ma uno strumento pensato a partire da un’esigenza concreta.
Ed è questo il significato delle parole con cui Jessica ha accompagnato la sua storia sui social: sarebbe disposta a portare sul proprio corpo “mille cicatrici”, se anche soltanto una di queste potesse offrire al figlio una possibilità in più di comunicare.




Commenti