Scuola iniziata, cattedre ancora vuote: il Trentino fotografa un problema che riguarda tutta Italia

La campanella è suonata anche quest'anno prima che gli organici fossero al completo. In Trentino sono tornati in classe 66.328 studenti, ma centinaia di cattedre risultavano ancora scoperte all'avvio dell'anno scolastico 2026/27. Non è un'eccezione locale: è la fotografia, con numeri circoscritti alla provincia autonoma, di una condizione che chi lavora a scuola conosce bene in tutta Italia.
I numeri: quasi 900 cattedre ancora vacanti
Prima dello scorrimento delle graduatorie, in Trentino risultavano scoperte circa 900 cattedre a tempo pieno. Una parte è stata coperta con le immissioni in ruolo di luglio, ma molti posti restano vacanti anche ora, con le criticità maggiori concentrate nella scuola primaria e nella secondaria di secondo grado. Il resto viene tamponato con incarichi a tempo determinato, sia a orario pieno sia su spezzoni orario. Le carenze non riguardano solo i docenti: si registrano scoperture anche tra il personale ATA e gli assistenti educatori.
"Abituati a lavorare in condizioni di emergenza"
A fotografare la situazione è Monica Bolognani, segretaria della Cisl Scuola, che parla senza mezzi termini: "La scuola è, purtroppo, ormai abituata a lavorare in condizioni di emergenza." Bolognani osserva che "gli organici sono ancora incompleti: la conferma arriva dagli insegnanti che contattano dopo aver ricevuto, proprio in queste ore, l'atteso messaggio delle segreterie scolastiche con una proposta di incarico" — un meccanismo di assestamento che, di fatto, prosegue ben oltre il primo giorno di scuola.
Sul fronte istituzionale, l'assessora provinciale all'istruzione Francesca Gerosa ha aperto l'anno scolastico visitando diversi istituti trentini (le secondarie di primo grado Manzoni, il liceo classico Prati, l'istituto tecnico economico Tambosi, l'Itt Buonarroti), parlando di "un percorso fatto di lavoro, formazione, ma anche di relazione" e richiamando l'importanza di benessere e inclusione. Un messaggio che, va detto, convive con la scopertura degli organici raccontata dai sindacati.
Il DDL sulla valutazione delle carenze formative: di cosa si tratta davvero
Da non confondere con il tema degli organici c'è un secondo fronte aperto in Consiglio provinciale: un disegno di legge, contestato, sulla valutazione delle carenze formative e delle capacità relazionali degli studenti. Il testo è arrivato in aula gravato da centinaia di ordini del giorno ostruzionistici, segno di uno scontro politico tutt'altro che sopito. L'assessora Gerosa ha collegato il dibattito anche a un ripensamento più ampio della scuola media, dichiarando l'intenzione di portare "a Roma riflessioni" su una riforma della secondaria di primo grado, pur riconoscendo che la materia esula in parte dalle competenze della provincia autonoma.
Le tensioni in Consiglio provinciale
La seduta del 9 settembre ha avuto toni accesi. Il consigliere Roberto Paccher (Lega) ha definito le minoranze rappresentanti di quella parte di società "che non produce", scatenando le proteste dell'opposizione. Il consigliere Paolo Zanella (PD) ha risposto rivendicando di rappresentare "i trentini che non arrivano a fine mese pur lavorando un sacco", citando in particolare camerieri e braccianti agricoli. Di fronte alle reazioni della Lega, Zanella ha poi precisato in una nota di non aver mai sostenuto che l'intero comparto agricolo si regga sul lavoro nero, ma di aver voluto "sottolineare che esiste anche un mondo del sommerso da fare emergere e tutelare", ribadendo di non avere intenzione di attaccare né le imprese alberghiere né quelle agricole. Il dibattito è proseguito nel pomeriggio tra richiami a don Milani e discussione sul ruolo della valutazione, fino all'esaurimento del tempo disponibile e al rinvio alla seduta successiva.
Cosa resta, per chi è a scuola in queste settimane
Al netto della cronaca politica, il dato che riguarda direttamente chi lavora nella scuola è quello degli organici: centinaia di cattedre coperte con incarichi a tempo determinato, segreterie che continuano a proporre supplenze a ridosso e oltre l'avvio delle lezioni, personale ATA ed educatori anch'essi in carenza. Una condizione che il Trentino racconta con i suoi numeri, ma che moltissimi docenti e ATA riconoscono come lo stesso copione visto ogni settembre nelle rispettive province.




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