PISA 2025: l'Italia regge il confronto europeo, ma non quello con l'Asia

Ogni tre anni, dal 2000, l'OCSE — l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, 38 Paesi membri, Stati Uniti compresi — misura le competenze degli studenti quindicenni in Lingua, Matematica e Scienze. La rilevazione si chiama PISA (Programme for International Student Assessment) : l'indagine che fotografa lo stato reale dell'istruzione nel mondo.
Il Rapporto OCSE-PISA 2025 è stato presentato l'8 settembre 2026, in contemporanea a Parigi e a Roma — qui nella sede dell'Archivio di Stato, a cura dell'INVALSI. Alla rilevazione hanno partecipato i 38 Paesi OCSE e 53 Paesi ed economie partner: oltre 760.000 studenti coinvolti, un campione rappresentativo di 33 milioni di quindicenni in 91 Paesi. Per la prima volta, accanto alle tre competenze tradizionali, PISA 2025 ha misurato anche il Problem solving computazionale — la capacità di risolvere problemi usando le nuove tecnologie, intelligenza artificiale inclusa.
La misurazione si basa sul modello statistico IRT (Item Response Theory), che non conta semplicemente le risposte esatte ma pesa ogni quesito in base alla sua complessità. La scala è tarata in modo che la media OCSE si collochi intorno a 500 punti, con deviazione standard di 100; i risultati vengono poi collocati su livelli di competenza da 1 a 6.
Cosa dicono i numeri
Il quadro internazionale non è brillante: le competenze dei quindicenni tendono a peggiorare a livello globale, in particolare in Lettura — e la capacità di comprendere un testo condiziona tutto il resto, compresa la riuscita in Matematica e Scienze.
L'Italia, in questo contesto, conta: 483 punti in Scienze (media OCSE 482), 468 in Matematica (media OCSE 463), 474 in Lettura (media OCSE 461), 490 in Problem solving computazionale. Il confronto europeo è tutto sommato favorevole: siamo appena sotto la Germania e alla pari con la Francia in Matematica. In Scienze, però, l'Italia resta sotto le punte europee.
Il problema vero non è l'Europa contro l'Europa
Il vero campanello d'allarme è l'arretramento complessivo dell'Occidente rispetto all'Asia.
In Matematica, la Cina (Pechino, Shanghai, Jiangsu, Zhejiang) segna 612 punti, Singapore 563, la Corea 522, il Giappone 530. Tra i Paesi europei, solo l'Estonia si avvicina, con 508. Le grandi potenze europee — Italia compresa — restano sistematicamente sotto quei livelli.
L'Europa, Italia inclusa, tiene una buona quota di studenti sopra la soglia minima, ma non produce le eccellenze che i sistemi asiatici sfornano con continuità. È un problema di priorità: molta attenzione all'inclusione, poca alla valorizzazione del merito.
Le spiegazioni date finora — il Covid, i bassi investimenti nell'istruzione — raccontano solo una parte della storia. Un dato dell'INVALSI aiuta a mettere a fuoco l'altra parte: in Italia, gli studenti immigrati di prima e seconda generazione ottengono risultati mediamente più alti degli studenti autoctoni. La differenza non è di background economico, è di aspettative familiari sullo studio: dove la famiglia tratta lo studio come un dovere non negoziabile, i risultati arrivano; dove lo studio è trattato come un'opzione tra le tante, arrivano meno.
Non è una crisi di soldi, è una crisi dello spirito.
Per chi lavora ogni giorno in classe, le competenze di base restano il primo problema da affrontare.




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