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Burqa e niqab a scuola, la Garante per l’infanzia appoggia il divieto: “Non sono indumenti, ma dispositivi di violenza”

  • Immagine del redattore: Debora De Patto
    Debora De Patto
  • 4 ago
  • Tempo di lettura: 3 min
Burqa e niqab a scuola

Il divieto di indossare burqa e niqab nelle scuole italiane trova il sostegno dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. Marina Terragni ha espresso una posizione netta a favore dell’emendamento inserito nel disegno di legge sulla sicurezza, ritenendo che la misura rappresenti uno strumento di tutela per le minori e per il loro diritto a una crescita libera da imposizioni.



La posizione della Garante

Secondo Terragni, il velo integrale non può essere considerato semplicemente una scelta di abbigliamento. Nella nota diffusa dall’Autorità, la Garante afferma che burqa e niqab costituiscono un simbolo di sottomissione imposto alle donne e, soprattutto quando riguarda bambine e adolescenti, possono trasformarsi in una limitazione della libertà personale.

A suo giudizio, molte ragazze non hanno infatti la possibilità di scegliere autonomamente se indossarli, ma subiscono decisioni prese all’interno del contesto familiare.



Un intervento a tutela delle minori

Per questo motivo la Garante considera il divieto previsto nelle scuole come una misura di protezione e invita a sostenere l’iniziativa senza esitazioni.

Nella nota sottolinea che il rispetto delle diverse culture non può tradursi nell’accettazione di pratiche che incidono sui diritti fondamentali delle donne e delle minori. La tutela dell’infanzia, osserva, deve rimanere il principio prevalente.



Le conseguenze per chi non frequenta la scuola

L’emendamento prevede anche interventi nei confronti dei genitori che, per evitare il rispetto del divieto, decidessero di non mandare più le figlie a scuola.

Anche questo aspetto riceve il consenso della Garante, che ritiene fondamentale garantire il diritto all’istruzione e impedire che eventuali imposizioni familiari possano tradursi nell’esclusione delle ragazze dal percorso scolastico.



Il diritto a crescere liberamente

Nella sua riflessione Terragni richiama il principio dello sviluppo della personalità, evidenziando come ogni bambina e ogni adolescente debbano poter costruire il proprio percorso senza condizionamenti che ne limitino identità, autonomia e libertà.

Secondo la Garante, il rispetto della dignità della persona passa anche dalla possibilità di vivere la scuola come uno spazio di crescita, confronto e partecipazione, nel quale nessuna studentessa debba sentirsi costretta a nascondere la propria identità.



Il precedente di Monfalcone

Nel suo intervento viene ricordato anche quanto accaduto lo scorso anno in un istituto professionale di Monfalcone, dove alcune studentesse che indossavano il niqab dovevano essere identificate all’ingresso da una docente perché il volto risultava coperto.

Terragni spiega di aver già richiamato allora l’attenzione del Ministero sulla questione e considera l’attuale proposta normativa una risposta a quelle criticità.



Il dibattito resta aperto

L’emendamento dovrà ora proseguire il proprio iter parlamentare. Il tema continua a dividere il mondo politico e quello scolastico, chiamati a confrontarsi su un equilibrio non semplice tra libertà religiosa, inclusione, tutela dei diritti fondamentali e protezione dei minori.

Resta un interrogativo: gli interventi nei confronti dei genitori che, per aggirare il divieto, decideranno di non mandare più le figlie a scuola, saranno davvero sufficienti a evitare l’esclusione sociale delle ragazze?



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