Buoni pasto a scuola: l'emendamento da 600 milioni bocciato in Parlamento

Sui buoni pasto per il personale scolastico si torna al punto di partenza. La commissione ha dichiarato inammissibile l'emendamento al Decreto PA 144/2026 che avrebbe esteso il beneficio a docenti, educatori e personale Ata.
Il testo era scritto con attenzione. Il diritto al buono pasto sarebbe scattato nelle giornate di servizio superiori alle sei ore, comprendendo non solo le lezioni ma anche le attività funzionali e gli altri impegni obbligatori che riempiono la giornata di chi lavora a scuola. Criteri ed erogazione concreta sarebbero stati definiti dalla contrattazione collettiva del comparto Istruzione e ricerca, sezione scuola: una scelta che avrebbe lasciato il dettaglio tecnico dove deve stare, nelle mani delle parti sociali.
Anche la copertura finanziaria era stata pensata nel dettaglio, non lasciata all'improvvisazione.
Un fondo dedicato al Ministero dell'istruzione e del merito, operativo dal 2027: 250 milioni per il primo anno, 450 milioni dal 2028 in avanti.
A finanziarlo, il taglio delle spese non obbligatorie dello stesso Ministero e le maggiori entrate da recupero dell'evasione fiscale, certificate ogni anno con decreto del ministro dell'Economia e quantificate nella legge di bilancio.
Una rivendicazione che la scuola porta avanti da anni
Il tema non nasce con questo emendamento.
Da tempo un sindacato di categoria della scuola chiede che i buoni pasto vengano riconosciuti anche a chi lavora nell'istruzione, e lo fa partendo da un precedente concreto: "L'assegnazione dei buoni pasto al personale scolastico per via contrattuale è possibile", spiega un suo rappresentante.
"Nel Contratto collettivo nazionale di lavoro 2019-2021 il nostro sindacato ha ottenuto, con la contrattazione integrativa, la formazione retribuita in orario di servizio. Vogliamo lo stesso risultato, con lo stesso metodo, nel Ccnl 2025-2027".
Il punto, per chi porta avanti questa battaglia, è la parità di trattamento tra comparti del pubblico impiego. Docenti e personale Ata restano tra i pochi lavoratori pubblici esclusi da un benefit che altrove è la norma, pur avendo responsabilità e obblighi di servizio non diversi dagli altri dipendenti statali. E il buono pasto, va ricordato, non è un rimborso simbolico: è un diritto riconosciuto a livello europeo, da applicare per via contrattuale a chi supera le sei ore di lavoro giornaliero.
Per ora la strada resta chiusa. Ma la partita, tra prossimo Ccnl e prossime finanziarie, è destinata a riaprirsi.




Commenti