Benzina oltre i 2 euro al litro: approvato sconto di 17 centesimi solo sul diesel fino al 6 agosto. Per i docenti un settembre sempre più caro tra bonus insufficiente e affitti alle stelle
- Debora De Patto
- 28 lug
- Tempo di lettura: 4 min

Con il prezzo della benzina che in molte aree del Paese ha ormai superato i 2 euro al litro, il Governo sostiene di essere intervenuto con un decreto legge per contenere gli effetti dei rincari.
Peccato che il provvedimento sia di portata limitata. Il decreto prevede infatti uno sconto di soli 17 centesimi al litro, applicato esclusivamente al gasolio e con validità solo fino al 6 agosto.
Una misura temporanea, finanziata con 125 milioni di euro, che si rivela insufficiente a compensare i rincari registrati nelle ultime settimane.
Un problema che riguarda da vicino anche il personale della scuola
L’aumento del costo dei carburanti incide in modo significativo anche su docenti e personale ATA, soprattutto in un periodo particolarmente delicato come quello che precede l’avvio del nuovo anno scolastico.
Tra immissioni in ruolo, assegnazioni provvisorie, utilizzazioni e nomine dalle GPS, migliaia di insegnanti scopriranno nelle prossime settimane la sede di servizio e, nella maggior parte dei casi, dovranno affrontare lunghi spostamenti quotidiani o settimanali.
Per numerosi supplenti, infatti, l’incarico viene assegnato anche a decine o centinaia di chilometri dalla propria residenza. La mobilità rappresenta spesso una condizione inevitabile, soprattutto per chi è inserito nelle graduatorie provinciali e accetta incarichi pur di lavorare.
Settembre è il mese delle spese
L’aumento del carburante arriva in un momento in cui molti lavoratori della scuola devono sostenere contemporaneamente diverse spese: trasferimenti, affitto di una seconda sistemazione, cauzioni per gli alloggi, acquisto di abbonamenti ai mezzi pubblici, tagliandi alle auto necessari per poter affrontare centinaia e centinaia di chilometri e costi legati all’inizio del nuovo anno scolastico.
Per chi utilizza l’automobile ogni giorno, il rincaro del carburante si traduce inevitabilmente in una maggiore spesa mensile, soprattutto nelle province dove il trasporto pubblico non rappresenta un’alternativa realmente praticabile.
La situazione interessa in particolare chi presta servizio nelle aree interne, nei piccoli comuni o negli istituti difficilmente raggiungibili con treni e autobus, dove l’auto rimane l’unico mezzo disponibile.
I supplenti sono tra i più esposti
Il fenomeno coinvolge soprattutto i docenti precari, che ogni anno possono essere destinati a sedi diverse e che, fino alla conclusione delle operazioni di nomina, non hanno la certezza della scuola in cui prenderanno servizio.
Molti insegnanti accettano incarichi anche molto lontani dalla propria abitazione per non perdere un’opportunità lavorativa e il relativo punteggio in graduatoria, dovendo però sostenere integralmente i costi degli spostamenti.
A rendere la situazione ancora più complessa sono anche i tempi delle nomine. Nella maggior parte dei casi, infatti, la sede di servizio viene comunicata con pochissimo preavviso, spesso il giorno prima della presa di servizio o comunque a ridosso dell’inizio dell’incarico. Questo lascia ai docenti tempi molto ridotti per organizzare il trasferimento, individuare un alloggio, pianificare gli spostamenti e affrontare tutte le spese necessarie.
A ciò si aggiunge il fatto che numerosi incarichi hanno durata annuale o fino al termine delle attività didattiche, rendendo difficile programmare con anticipo trasferimenti, sistemazioni abitative e costi di viaggio, soprattutto in un contesto in cui il prezzo dei carburanti continua a rimanere elevato.
Problemi destinati a ripresentarsi con l’avvio di ogni anno scolastico
Con le operazioni di nomina ormai alle porte, il caro carburante è destinato a incidere ancora una volta sulle tasche del personale della scuola, in particolare dei supplenti che saranno chiamati a raggiungere sedi spesso molto distanti dalla propria residenza.
Lo sconto previsto dal Governo, limitato al gasolio, di importo contenuto e con una durata fino al 6 agosto, non alleggerirà le spese che migliaia di docenti dovranno invece affrontare tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre, quando saranno comunicate le sedi di servizio e scatteranno le prese di servizio.
Per gli insegnanti il problema non è soltanto il prezzo del carburante, ma l’assenza di interventi strutturali che tengano conto delle peculiarità del lavoro nella scuola: assegnazioni comunicate all’ultimo momento, sedi lontane dalla residenza, continui spostamenti tra province e la necessità di disporre immediatamente della liquidità necessaria per affrontare spese di viaggio, cauzioni e canoni di locazione.
In molte città, inoltre, il costo degli affitti ha raggiunto livelli tali da risultare difficilmente sostenibile con lo stipendio di un docente. Non è raro che gli insegnanti siano costretti a rinunciare a un appartamento autonomo e a ripiegare su una stanza in un alloggio condiviso, oppure su monolocali di dimensioni molto ridotte, pur di contenere le spese.
È una situazione che si ripete puntualmente a ogni inizio di anno scolastico e che continua a pesare su chi garantisce il funzionamento delle scuole lontano da casa.
Una condizione che meriterebbe interventi ben più strutturali rispetto a un bonus temporaneo sul carburante.




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