Valditara sulle classi pollaio: «Solo il 2% supera i 27 alunni». E boccia la proposta di Vannacci: «Sezioni separate per merito o disabilità? Assolutamente contrario»

Le cosiddette “classi pollaio” sarebbero ormai un fenomeno residuale nella scuola italiana. A sostenerlo è il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara che, intervenendo sul numero di studenti presenti nelle aule, ha evidenziato come meno del 2% delle classi superi oggi i 27 alunni.
Nel corso di un’intervista a Famiglia Cristiana, il ministro ha affrontato anche il tema dell’inclusione, prendendo nettamente le distanze dalla proposta di Roberto Vannacci di prevedere classi separate in base al merito o alla disabilità.
Valditara: meno del 2% delle classi supera i 27 studenti
Secondo i dati Invalsi richiamati dal ministro, le situazioni caratterizzate da un numero particolarmente elevato di studenti rappresenterebbero una quota molto limitata.
“Le classi con più di 27 studenti rappresentano percentuali veramente irrisorie. Praticamente le classi pollaio non esistono più in Italia”.
Nella maggior parte delle regioni italiane il numero medio di studenti per classe si collocherebbe infatti tra 20 e 22.
Per Valditara, quindi, la priorità si sta progressivamente spostando dall’affollamento delle aule alle conseguenze della diminuzione della popolazione scolastica.
Calo delle nascite e scuole a rischio nei piccoli centri
Il ministro ha richiamato in particolare la situazione dei plessi situati nelle aree montane, nelle isole e nei territori maggiormente interessati dallo spopolamento.
La diminuzione delle nascite comporta infatti una progressiva riduzione degli iscritti e può mettere in discussione la permanenza delle scuole nei centri con una popolazione più contenuta.
“È importante oggi, semmai, evitare la chiusura di quei plessi situati nelle zone più problematiche e disagiate, come le scuole di montagna o delle isole”.
La presenza di un istituto scolastico, secondo questa impostazione, non può essere valutata esclusivamente sulla base del numero degli studenti. Nei piccoli comuni la scuola rappresenta anche un servizio essenziale per le famiglie e un presidio fondamentale per contrastare l’abbandono dei territori.
Il tema è strettamente collegato al dimensionamento scolastico: la riduzione della popolazione studentesca rende infatti necessario trovare un equilibrio tra sostenibilità della rete e tutela delle comunità nelle quali la chiusura di un plesso potrebbe avere conseguenze particolarmente rilevanti.
La proposta di Vannacci sulle classi separate
Valditara ha poi risposto alla proposta avanzata da Roberto Vannacci, favorevole alla possibilità di organizzare classi differenziate sulla base delle capacità degli studenti e, in alcuni casi, della disabilità.
La risposta del ministro è stata netta:
“Sono assolutamente contrario”.
Secondo Valditara, la valorizzazione delle capacità individuali deve avvenire attraverso un modello scolastico fondato sull’inclusione e non sulla separazione degli studenti.
“La mia proposta è esattamente l’opposto: tutti gli studi dimostrano che per valorizzare i tanti e diversi talenti di ognuno occorre puntare sull’integrazione non sulla ghettizzazione”.
L’obiettivo, dunque, è riconoscere le differenti esigenze e potenzialità degli alunni mantenendo un ambiente scolastico comune, nel quale possano essere adottati percorsi e strumenti adeguati alle caratteristiche di ciascuno.
Valditara punta sull’integrazione
La posizione espressa dal ministro delimita chiaramente il modello di scuola sostenuto dal Ministero: personalizzazione dei percorsi e valorizzazione dei talenti, ma senza ricorrere alla creazione di classi separate.
Parallelamente, il calo demografico apre una sfida diversa rispetto a quella che per anni ha dominato il dibattito pubblico. Se le classi con più di 27 studenti rappresentano ormai, secondo i dati citati da Valditara, una percentuale inferiore al 2%, la tenuta della rete scolastica nei territori con meno alunni diventa uno dei nodi da affrontare nei prossimi anni.




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