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Valditara: "La primaria italiana ottiene risultati decorosi, ma serve più manualità e coinvolgimento nella realtà locale"

Immagine del redattore: Debora De Patto
Debora De Patto
14 lug
Tempo di lettura: 3 min

Valditara: "La primaria italiana ottiene risultati decorosi, ma serve più manualità e coinvolgimento nella realtà locale"

La scuola primaria italiana raggiunge risultati positivi nel confronto internazionale, ma può fare di più nel rafforzare il legame con il territorio e nello sviluppare le attività manuali.

È questo il messaggio lanciato dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, intervenuto a Bergamo durante l’evento “L’istruzione entra nel merito: Talento, imprese, futuro”.

Nel suo intervento, il ministro ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dagli insegnanti e ha invitato associazioni e realtà produttive a collaborare con le scuole per avvicinare gli alunni al patrimonio del Made in Italy e alle attività pratiche.


“Coinvolgere di più i bambini nella realtà che li circonda”

Secondo Valditara, la primaria italiana occupa “posizioni sicuramente decorose” nelle classifiche internazionali, ma occorre rafforzare il rapporto tra scuola e contesto sociale e culturale.

L’obiettivo è far conoscere agli alunni il territorio in cui vivono, i suoi monumenti, la sua storia e le sue tradizioni, affiancando all’apprendimento teorico esperienze concrete e laboratoriali che valorizzino anche la manualità.

Nel corso dell’incontro il ministro ha raccontato l’esperienza riferitagli dalla madre di uno studente, secondo la quale il figlio, pur frequentando regolarmente la scuola, conosceva poco la città in cui viveva e il suo patrimonio culturale.


I risultati della primaria nelle prove internazionali

Le dichiarazioni del ministro trovano riscontro nei dati dell’indagine IEA PIRLS 2021, dedicata alle competenze di lettura degli alunni di quarta primaria.

Gli studenti italiani hanno ottenuto 537 punti, un risultato superiore sia al valore centrale della scala internazionale (500 punti) sia alla media dei Paesi europei partecipanti (527 punti).

Il Rapporto nazionale INVALSI evidenzia inoltre che gli alunni italiani raggiungono questi risultati pur essendo mediamente più giovani rispetto ai coetanei di molti altri Paesi.

Rimangono però differenze significative tra le diverse aree del Paese: le regioni del Nord e del Centro continuano a registrare risultati migliori rispetto al Sud e alle Isole. Inoltre, rispetto all’edizione 2016, si osserva un calo di 11 punti, ricondotto agli effetti della pandemia sui percorsi di apprendimento.


Il collegamento con le nuove Indicazioni Nazionali

Le parole del ministro si inseriscono nel percorso di attuazione delle Nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo, che entreranno in vigore a partire da settembre 2026.

Il nuovo impianto curricolare prevede un rafforzamento dello studio della storia, della letteratura e dell’identità culturale italiana, oltre a un maggiore spazio dedicato alla grammatica nella scuola primaria.

Tra le novità figurano anche l’introduzione della musica classica e dei grandi testi dell’epica greca e latina fin dalla primaria, mentre nella scuola secondaria di primo grado sarà possibile frequentare un percorso facoltativo di latino in orario aggiuntivo.


Le scuole chiamate a rivedere i curricoli

Nei prossimi mesi gli istituti scolastici saranno chiamati a rielaborare la propria programmazione didattica per adeguarla alle nuove Indicazioni Nazionali.

L’aggiornamento interesserà progressivamente la scuola dell’infanzia, la primaria e le classi iniziali della secondaria di primo grado, con particolare attenzione al rapporto tra scuola e territorio, alla valorizzazione del patrimonio culturale locale e allo sviluppo di attività laboratoriali.

Secondo l’impostazione illustrata dal ministro, il coinvolgimento delle associazioni, delle imprese e delle realtà del territorio potrà contribuire a rendere l’apprendimento più concreto e vicino all’esperienza quotidiana degli studenti.


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