TFA sostegno, parte l’XI ciclo: oltre 30mila posti disponibili. Calendario per gli atenei e distribuzione regionale. Nessun posto per ADSS
- Debora De Patto
- 5 ore fa
- Tempo di lettura: 2 min

Il Ministero dell’Università e della Ricerca ha dato ufficialmente il via all’XI ciclo del TFA sostegno per l’anno accademico 2025/2026.
In totale, ci sono 30.241 posti a livello nazionale.
L’indicazione arriva da una nota inviata agli atenei, che stabilisce regole operative e tempistiche per l’attivazione dei percorsi.
Ripartizione dei posti: dominio della primaria
La distribuzione del fabbisogno – consultabile nella tabella allegata alla nota – conferma una scelta ormai ricorrente: la scuola primaria concentra la quota più consistente:
scuola primaria: 21.202 posti
scuola dell’infanzia: 4.809 posti
secondaria di I grado: 4.230 posti
secondaria di II grado: nessun posto previsto, almeno in questa fase
Sul piano territoriale, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte guidano la classifica per numero complessivo di posti, segnalando una domanda particolarmente elevata nel Nord del Paese.

Le istruzioni per le università
Il Ministero invita le università – statali e non statali, con esclusione delle telematiche – a presentare le proposte di attivazione dei corsi tramite la banca dati dedicata.
Le candidature potranno essere inserite in una finestra piuttosto stretta:
dal 23 aprile al 7 maggio 2026.
Gli atenei dovranno indicare il proprio potenziale formativo per ciascun grado di istruzione, rispettando i requisiti normativi vigenti. Resta inoltre la possibilità di attivare percorsi in convenzione tra più sedi, soluzione che potrebbe facilitare l’organizzazione in alcune aree.
Idonei del ciclo precedente e programmazione
Tra i punti più rilevanti della nota c’è l’attenzione agli idonei del ciclo precedente: le università sono invitate a considerarli, prevedendo anche ammissioni in soprannumero.
Non manca poi un richiamo alla necessità di programmare con criterio: il Ministero sottolinea l’importanza di allineare l’offerta al fabbisogno reale, evitando squilibri territoriali o attivazioni “creative” poco giustificate dalla domanda. Un avvertimento che riguarda soprattutto le regioni del Nord, dove la richiesta di docenti specializzati sul sostegno continua a essere più alta.
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