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La corsa per non perdere i fondi europei PNRR: i progetti devono essere conclusi entro il 30 giugno. A rischio 4,9 miliardi destinati a scuole e asili nido.

Immagine del redattore: Debora De Patto
Debora De Patto
17 apr
Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 19 apr

Il conto alla rovescia per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è ormai iniziato. Il 30 giugno rappresenta il termine formale entro cui i progetti finanziati devono essere completati, ma a poche settimane dalla scadenza il quadro appare ancora incerto. La principale criticità riguarda i progetti che non riusciranno a ottenere il certificato di ultimazione lavori entro tale data.


Un quadro normativo complesso

Ad oggi non esiste una risposta univoca su cosa accadrà alle opere non concluse nei tempi previsti. Il sistema normativo europeo stabilisce obiettivi e controlli, ma non disciplina esplicitamente il caso del mancato completamento.

Tra i meccanismi previsti figurano:

  • sistemi di controllo stringenti;

  • poteri sostitutivi dello Stato, con possibile nomina di commissari straordinari;

  • la clausola di reversal, che tutela i fondi già erogati per obiettivi raggiunti, ma non garantisce quelli ancora da assegnare.

Di conseguenza, il mancato raggiungimento dei target entro il 30 giugno potrebbe comportare la perdita di una parte significativa delle risorse ancora disponibili.


La stretta del MEF: decisivo il certificato di fine lavori

Una circolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze ha chiarito ulteriormente la situazione: il criterio determinante sarà il certificato di ultimazione lavori.

Se questo documento riporterà una data successiva al 30 giugno:

  • le spese non saranno più considerate ammissibili nel PNRR;

  • i soggetti attuatori dovranno reperire altre fonti di finanziamento per completare le opere.


I dati: 60 misure a rischio e spesa ferma al 48%

Secondo l’analisi di OpenPolis (febbraio 2026):

  • sono 60 le misure e sottomisure con scadenza inderogabile;

  • coinvolgono 45.506 progetti;

  • per un valore complessivo di 96,4 miliardi di euro, di cui 60,4 miliardi PNRR.


Il dato più critico riguarda l’avanzamento finanziario:

  • solo il 48,5% delle risorse è stato speso;

  • oltre 30 miliardi devono ancora essere rendicontati in tempi molto ridotti.


I principali settori a rischio

Tra gli interventi più rilevanti:

  • potenziamento delle linee ferroviarie regionali e metropolitane (6,5 miliardi);

  • riqualificazione e messa in sicurezza dell’edilizia scolastica (4,9 miliardi);

  • collegamenti ad alta velocità verso il Nord Europa (4,6 miliardi).



Scuola e ricerca: tra infrastrutture e investimenti sul capitale umano

Secondo i dati della piattaforma OpenPNRR di OpenPolis, mentre sul fronte dell’edilizia scolastica si registrano, in molte realtà territoriali, si riscontrano livelli di avanzamento finanziario significativi, permangono invece criticità nelle linee di intervento dedicate all’alta formazione, dove i tempi amministrativi incidono sul completamento dei progetti legati ai dottorati innovativi e alle infrastrutture di ricerca.


In vista della scadenza del 30 giugno, la sfida non riguarda soltanto la conclusione delle opere fisiche, ma anche la capacità di certificare l’effettiva attuazione degli interventi: dall’erogazione delle borse di studio all’attivazione dei centri di ricerca. Da questo passaggio dipenderà la reale eredità del PNRR, tra consolidamento degli investimenti e rischio di interventi incompiuti.

 
 
 

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