RIFORMA ISTITUTI TECNICI: LE SCIENZE SPERIMENTALI DIVENTANO AMBITO INTEGRATO. CO-DOCENZA E VALUTAZIONE UNITARIA AL CENTRO DEL NUOVO MODELLO
- Debora De Patto
- 18 ore fa
- Tempo di lettura: 2 min

La riforma della filiera tecnico-professionale, avviata con il decreto-legge n. 45/2025, introduce un cambiamento significativo nell’insegnamento delle discipline scientifiche nel primo biennio degli istituti tecnici. Al centro del nuovo impianto si colloca il superamento della tradizionale separazione tra materie come fisica, chimica e biologia, a favore di un approccio integrato nell’ambito delle cosiddette Scienze sperimentali.
Non si tratta di una suddivisione della disciplina, ma di una diversa organizzazione didattica basata sulla contitolarità funzionale dei docenti.
Dalla frammentazione all’integrazione del sapere scientifico
Il nuovo modello punta a superare la frammentazione dei saperi, storicamente caratterizzata da insegnamenti distinti e paralleli. L’obiettivo è costruire percorsi più coerenti con la realtà scientifica e produttiva, dove i fenomeni vengono analizzati nella loro complessità e non per compartimenti separati.
Le Scienze sperimentali diventano così un ambito unitario, all’interno del quale le diverse discipline contribuiscono a un’unica visione dei processi.
Il quadro normativo: autonomia e flessibilità
Il fondamento di questa impostazione si colloca nel quadro dell’autonomia scolastica, già definita dal DPR 275/1999, che consente alle istituzioni scolastiche di articolare il curricolo in modo flessibile.
Con la riforma introdotta dal D.L. 45/2025, questa autonomia viene rafforzata e orientata allo sviluppo di competenze, favorendo:
l’aggregazione delle discipline in ambiti;
l’organizzazione modulare dell’insegnamento;
la progettazione interdisciplinare.
Co-docenza: una contitolarità, non una divisione
Elemento centrale del nuovo modello è la co-docenza tra insegnanti di diverse discipline scientifiche.
Questa modalità:
non comporta una suddivisione dei contenuti;
non frammenta l’insegnamento;
ma realizza una contitolarità condivisa all’interno dello stesso percorso didattico.
I docenti operano contemporaneamente, progettando e sviluppando attività comuni, basate su temi trasversali come, ad esempio, lo studio della materia e delle sue trasformazioni.
Didattica laboratoriale e metodo IBSE
La riforma valorizza un approccio didattico basato sull’indagine, attraverso la metodologia Inquiry-Based Science Education (IBSE).
In questo contesto:
gli studenti sono coinvolti in attività di ricerca e sperimentazione;
il laboratorio, reale e virtuale, diventa il fulcro dell’apprendimento;
i docenti assumono un ruolo di facilitatori del processo.
L’introduzione di strumenti digitali e laboratori virtuali consente di integrare osservazione, simulazione e analisi dei dati in un unico ambiente di apprendimento.
Valutazione unitaria e competenze scientifiche
Coerentemente con l’impianto interdisciplinare, anche la valutazione assume una dimensione unitaria.
Non viene più considerata la somma delle singole conoscenze disciplinari, ma:
la capacità di applicare il metodo scientifico;
l’analisi dei dati;
la formulazione di ipotesi e la risoluzione di problemi.
La valutazione è espressa collegialmente dai docenti dell’ambito, sulla base di criteri condivisi e orientati alle competenze.
Un nuovo equilibrio tra norma e innovazione
Il modello delle Scienze sperimentali rappresenta uno degli elementi più innovativi della riforma degli istituti tecnici.
L’integrazione tra discipline, la co-docenza e la valutazione unitaria consentono di:
mantenere il principio dell’unitarietà dell’insegnamento;
introdurre metodologie didattiche più efficaci;
avvicinare la scuola ai processi reali della ricerca e della produzione.
Un cambiamento che non rompe con il quadro normativo esistente, ma ne sviluppa le potenzialità, orientando l’istruzione tecnica verso un approccio più moderno, interdisciplinare e coerente con le competenze richieste dal mondo del lavoro.




Commenti