Più tecnologia, più burocrazia: il paradosso della scuola digitale
- Debora De Patto
- 6 ore fa
- Tempo di lettura: 4 min

La tecnologia doveva alleggerire il lavoro nelle scuole. In molti casi lo ha reso più veloce, ma non necessariamente più semplice. Anzi, per docenti, personale ATA e dirigenti la sensazione è spesso opposta: più aumentano piattaforme e strumenti digitali, più crescono gli adempimenti da gestire.
Registro elettronico, firme digitali, protocolli informatici, moduli online, rendicontazioni, questionari, monitoraggi, banche dati. Operazioni che un tempo richiedevano carta e spostamenti oggi possono essere concluse davanti a un computer. Il problema è che la riduzione dei tempi non sempre si è trasformata in una riduzione del lavoro.
La possibilità di chiedere un’informazione con pochi clic ha infatti reso molto più semplice anche moltiplicare le richieste.
Il digitale doveva sostituire la carta. Spesso si è aggiunto alla carta
Uno dei problemi più evidenti è che la vecchia burocrazia non è stata completamente eliminata.
In molte situazioni il passaggio al digitale non ha comportato la cancellazione della procedura precedente. Il documento viene compilato, inviato, protocollato, caricato su una piattaforma, conservato e, in alcuni casi, anche stampato.
Il risultato è un sistema nel quale procedure nate in epoche differenti continuano a convivere.
Lo stesso accade con le comunicazioni. Un’informazione può passare attraverso circolare, registro elettronico, posta elettronica, sito della scuola e, informalmente, gruppi di messaggistica. Si moltiplicano i canali per essere certi che tutti abbiano ricevuto il messaggio, ma proprio questa moltiplicazione rischia di rendere più difficile capire quale comunicazione sia davvero importante.
Digitalizzare, invece, dovrebbe significare eliminare passaggi, non semplicemente trasferirli dallo scaffale allo schermo.
Una scuola, troppe piattaforme
C’è poi il problema della frammentazione.
Le istituzioni scolastiche utilizzano ambienti differenti per personale, alunni, formazione, progetti, finanziamenti, orientamento, inclusione, sicurezza, valutazione e rendicontazione.
Ogni sistema ha le proprie credenziali, le proprie scadenze e le proprie modalità di inserimento.
E non sempre queste piattaforme comunicano efficacemente tra loro.
Così informazioni che l’amministrazione già possiede devono essere nuovamente inserite. Numero degli studenti, dati personali, attività svolte, ore effettuate, partecipanti a un progetto: lo stesso dato può essere richiesto più volte da sistemi differenti.
È uno dei paradossi più evidenti della digitalizzazione: abbiamo enormi quantità di informazioni disponibili, ma continuiamo a chiedere alle scuole di reinserirle.
Tutto arriva subito e tutto sembra urgente
La tecnologia ha modificato anche il rapporto con il tempo.
Una comunicazione può essere spedita in pochi secondi e raggiungere immediatamente il destinatario. Da questa possibilità tecnica nasce però facilmente un equivoco: pensare che, siccome un messaggio arriva subito, anche la risposta debba arrivare subito.
Mail, registro elettronico, piattaforme, notifiche e messaggi accompagnano ormai buona parte della giornata lavorativa.
Il rischio è una sorta di urgenza permanente, nella quale diventa difficile distinguere ciò che richiede un intervento immediato da ciò che potrebbe tranquillamente essere affrontato il giorno successivo.
La tecnologia ha ridotto il tempo necessario per trasmettere un’informazione, non quello necessario per comprenderla, verificarla e prendere una decisione.
Il registro elettronico ha cambiato anche il lavoro dei docenti
Il registro elettronico rappresenta probabilmente uno degli esempi più evidenti dei vantaggi e delle contraddizioni della scuola digitale.
Ha semplificato numerose attività e permette a famiglie, studenti e scuola di avere informazioni rapidamente disponibili. Assenze, valutazioni, compiti e comunicazioni possono essere consultati senza attendere documenti cartacei.
Ma questa maggiore accessibilità ha aumentato anche le aspettative.
Una parte sempre più ampia dell’attività scolastica deve lasciare immediatamente una traccia digitale. Argomenti, voti, compiti, annotazioni e comunicazioni entrano in un sistema consultabile quasi in tempo reale.
Il rischio è che ciò che può essere registrato finisca per assumere maggiore importanza di ciò che non può esserlo.
Una spiegazione particolarmente riuscita, una discussione nata spontaneamente in classe, il rapporto costruito con uno studente in difficoltà o il tempo dedicato all’ascolto non entrano facilmente in una casella. Eppure sono scuola almeno quanto una voce correttamente compilata sul registro.
E adesso arriva l’intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale promette un nuovo salto di produttività.
Può aiutare a sintetizzare documenti, organizzare informazioni, predisporre bozze e automatizzare una parte delle attività ripetitive. Potenzialmente potrebbe restituire molto tempo al personale.
Ma c’è un rischio già conosciuto.
Se grazie all’IA una relazione richiede mezz’ora invece di due ore, quel tempo verrà davvero restituito al lavoratore oppure diventerà l’occasione per chiedere tre relazioni invece di una?
È qui che emerge il vero problema della semplificazione.
Una tecnologia che permette di fare più cose non obbliga necessariamente a farne di più.
Se ogni aumento di produttività viene trasformato in un aumento delle richieste, nessuna innovazione riuscirà mai a ridurre il carico burocratico.
Per semplificare bisogna eliminare
La scuola non ha bisogno di tornare alla carta.
Una nuova piattaforma dovrebbe nascere per sostituire qualcosa che esiste già. Semplificare non significa fare in cinque minuti ciò che prima richiedeva mezz’ora. Significa chiedersi se quella cosa debba essere fatta davvero.
La scuola corre più velocemente, ma verso dove?
Le scuole dispongono di strumenti incomparabilmente più potenti rispetto al passato. Possono comunicare più rapidamente, elaborare enormi quantità di informazioni, archiviare documenti e svolgere a distanza operazioni che un tempo richiedevano giorni.
Eppure la percezione diffusa non è quella di avere guadagnato tempo.
Al contrario, il tempo sembra essere diventato ancora più scarso.
Non perché la tecnologia abbia fallito, ma perché alla velocità degli strumenti non è corrisposta una revisione altrettanto profonda delle procedure.
La vera sfida della scuola digitale, quindi, non sarà introdurre l’ennesima piattaforma o il prossimo software. Sarà decidere quali procedure eliminare grazie a quegli strumenti.
Solo allora potremo parlare realmente di semplificazione: quando un dato già disponibile non verrà chiesto nuovamente, quando una piattaforma sostituirà davvero quella precedente e quando il tempo risparmiato grazie alla tecnologia tornerà a docenti, ATA e dirigenti.
Perché una scuola più digitale dovrebbe avere meno burocrazia da gestire, non semplicemente una burocrazia più veloce.




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