Dispersione scolastica ai minimi storici. Valditara: “Sottratti 520mila giovani al lavoro nero e alla criminalità”

Secondo gli ultimi dati del Rapporto INVALSI 2026, il tasso di abbandono precoce degli studi è destinato a scendere al 7,3%, migliorando ulteriormente rispetto all’8,2% del 2025 e consentendo al nostro Paese di raggiungere con quattro anni di anticipo l’obiettivo fissato dall’Unione Europea per il 2030.
In diminuzione anche la cosiddetta dispersione scolastica implicita, che riguarda gli studenti che conseguono il titolo di studio senza aver acquisito competenze adeguate. L’indicatore passa dall’8,7% del 2025 al 6,3% nel 2026, segnalando un miglioramento anche sul fronte della qualità degli apprendimenti.
Per il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, il risultato rappresenta la conferma dell’efficacia delle politiche adottate negli ultimi anni. Secondo il ministro, dal 2023 a oggi sarebbero stati “sottratti 520mila giovani al lavoro nero e alla criminalità organizzata”, grazie a un’azione che ha puntato sul contrasto all’abbandono scolastico e sul rafforzamento della frequenza.
Un nuovo approccio alla dispersione
Tra gli elementi che hanno contribuito al miglioramento viene indicato un diverso modo di affrontare il fenomeno. La dispersione non viene più considerata esclusivamente una responsabilità dello studente, ma un indicatore della capacità del sistema scolastico di intercettare precocemente le situazioni di fragilità e accompagnare gli alunni con percorsi personalizzati.
A questo si aggiungono gli investimenti destinati alle scuole, il rafforzamento della collaborazione con le famiglie e le misure introdotte dal cosiddetto Decreto Caivano, che ha previsto controlli più rigorosi sul rispetto dell’obbligo scolastico e sanzioni più severe nei confronti dei casi di inadempienza. Un ruolo importante viene attribuito anche al potenziamento dei percorsi dell’istruzione e formazione professionale, ritenuti maggiormente rispondenti alle esigenze di una parte degli studenti.
Restano differenze territoriali e sociali
Nonostante i progressi, il quadro evidenzia ancora importanti disuguaglianze.
La dispersione implicita continua infatti a essere influenzata da fattori come il ritardo scolastico, il contesto socio-economico, l’origine migratoria e il territorio di appartenenza.
In alcune realtà, come Sicilia e Sardegna, i livelli di dispersione implicita rimangono superiori al 20%, mentre situazioni particolari, come quella della provincia di Prato, evidenziano la necessità di rafforzare le strategie di inclusione e gli interventi rivolti agli studenti con background migratorio.
Matematica alla primaria: il dato che preoccupa
Se da un lato diminuisce la dispersione, dall’altro emergono criticità negli apprendimenti, soprattutto in matematica. Le rilevazioni INVALSI mostrano infatti che quasi quattro alunni su dieci della scuola primaria non raggiungono il livello minimo di competenze nella disciplina.
Il dato suggerisce che il problema non riguarda esclusivamente gli effetti della pandemia o l’utilizzo delle tecnologie digitali, ma coinvolge aspetti più ampi, come le disuguaglianze territoriali, la continuità educativa tra i diversi ordini di scuola e le modalità con cui la matematica viene insegnata.
Gli esperti sottolineano quindi la necessità di un intervento strutturale, capace di migliorare non solo l’accesso alla scuola, ma anche la qualità degli apprendimenti, affinché il calo della dispersione si accompagni a un reale rafforzamento delle competenze degli studenti.
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