Benzina oltre 2 euro, stangata anche per la scuola: quanto costa a docenti e ATA andare al lavoro. E c’è l’ipotesi dei 3 euro

Quanto costa, oggi, semplicemente presentarsi ogni mattina a scuola? Per una parte dei docenti e del personale ATA la risposta rischia di diventare sempre più pesante.
Il nuovo rialzo dei carburanti, con prezzi che hanno superato la soglia dei 2 euro al litro, apre infatti un problema che per il personale scolastico ha caratteristiche particolari. La scuola italiana si regge anche su migliaia di lavoratori pendolari: insegnanti nominati lontano da casa, collaboratori scolastici che raggiungono comuni diversi da quello di residenza, supplenti che accettano sedi difficilmente raggiungibili con i mezzi pubblici.
Quando il carburante aumenta di pochi centesimi, l’effetto su un singolo pieno può sembrare contenuto. Quando però si percorrono ogni giorno decine di chilometri, il conto mensile cambia rapidamente.
E sullo sfondo c’è uno scenario ancora più preoccupante: secondo Davide Tabarelli di Nomisma Energia, in presenza di un ulteriore deterioramento della situazione internazionale non può essere esclusa un’impennata dei prezzi fino a 2,50 o persino 3 euro al litro.
Il vero problema della scuola è la distanza
Per comprendere perché il caro carburante interessi direttamente il comparto scolastico bisogna partire dalle modalità con cui viene reclutato e distribuito il personale sul territorio.
La sede di lavoro non coincide necessariamente con il comune in cui si vive. È una situazione frequente soprattutto per chi è all’inizio della carriera o lavora attraverso supplenze.
Accettare un incarico può significare percorrere ogni giorno 30, 50 o anche più chilometri per tratta.
E il carburante è soltanto una parte della spesa: ci sono manutenzione, pneumatici, assicurazione, eventuali pedaggi e parcheggi.
Il viaggio casa-scuola resta sulle spalle del lavoratore
È qui che emerge una delle questioni destinate probabilmente ad alimentare il confronto nei prossimi mesi.
Il normale spostamento per raggiungere la propria sede non viene compensato attraverso un rimborso chilometrico generalizzato. In sostanza, se per prendere servizio un docente deve percorrere ogni giorno molti chilometri con la propria automobile, il costo ordinario rimane a suo carico.
Finché il prezzo del carburante rimane entro determinati livelli, la spesa può essere assorbita, seppure con difficoltà. Oltre determinate soglie, però, la distanza dalla sede comincia a incidere in maniera significativa sulla convenienza economica di un incarico, soprattutto per chi percepisce gli stipendi iniziali.
Il tema diventa ancora più evidente per i precari, che possono trovarsi a valutare una supplenza di pochi mesi o addirittura di durata inferiore dovendo sostenere contemporaneamente costi di trasporto molto elevati.
Il secondo fronte riguarda gli studenti
Il problema non finisce con il viaggio dei dipendenti.
Ogni mattina migliaia di studenti raggiungono gli istituti attraverso servizi di trasporto organizzati dai Comuni o affidati ad aziende esterne. Una larga parte dei mezzi utilizzati continua a dipendere dal gasolio.
Di conseguenza, ogni aumento alla pompa entra direttamente nei costi necessari per far viaggiare uno scuolabus.
Gite scolastiche, il rincaro può arrivare alle famiglie
C’è poi un effetto meno immediato, ma destinato a emergere con l’organizzazione delle attività del nuovo anno scolastico.
Per una visita didattica effettuata in pullman, il carburante entra nel prezzo richiesto dall’impresa di trasporto. Se aumenta il costo necessario per percorrere una determinata tratta, è ragionevole attendersi una pressione al rialzo anche sui preventivi.
Il rischio è quindi che una parte della maggiore spesa finisca indirettamente sulle famiglie.
Un problema non secondario, perché scuole e genitori devono già fare i conti con la necessità di mantenere accessibili viaggi e uscite didattiche anche agli studenti provenienti da famiglie con minori possibilità economiche.
Settembre rischia di presentare il conto
Il momento scelto dal mercato per questa nuova corsa dei carburanti è particolarmente delicato per la scuola.
Tra poche settimane riprenderanno gli spostamenti quotidiani di centinaia di migliaia di lavoratori e studenti. Con la riapertura degli istituti torneranno contemporaneamente a pieno regime il pendolarismo del personale, gli scuolabus, le attività extrascolastiche e successivamente le visite didattiche.
È allora che il peso reale dei nuovi prezzi diventerà più evidente.
Per un docente o un ATA costretto a utilizzare l’automobile, la questione può essere riassunta in maniera molto semplice: una parte sempre maggiore dello stipendio rischia di essere utilizzata per raggiungere il luogo in cui quello stipendio viene guadagnato.




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