Alunni stranieri nelle classi, tetto del 30% per classe. Valditara mira a una distribuzione più equilibrata: “non è segregazione, ma integrazione”

La presenza degli alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole italiane continua a crescere e rappresenta ormai una componente strutturale del sistema di istruzione. Quella che fino a pochi anni fa era una realtà circoscritta ad alcuni territori è oggi un fenomeno diffuso, alimentato dalle trasformazioni demografiche e sociali del Paese e dal progressivo calo delle nascite tra la popolazione italiana.
In questo contesto si inseriscono le nuove indicazioni annunciate dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che punta a far rispettare il tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi, rafforzando al tempo stesso gli strumenti per l’apprendimento della lingua italiana e introducendo misure più severe nei confronti delle famiglie che non garantiscono la frequenza scolastica dei figli.
Oltre 911 mila studenti stranieri, mentre diminuiscono gli italiani
Secondo i dati del Portale unico della scuola, nell’anno scolastico appena concluso gli alunni con cittadinanza non italiana hanno raggiunto quota 911.578, pari a quasi il 12% della popolazione scolastica complessiva.
Cinque anni fa, nell’anno scolastico 2019/2020, erano 827.743: un incremento di 83.835 studenti, pari a circa il 10%.
Nello stesso periodo, però, la popolazione scolastica italiana è diminuita di oltre 612 mila unità, fermandosi a 6.788.990 studenti. Un calo determinato soprattutto dalla denatalità, che ha modificato profondamente la composizione delle classi e reso ancora più evidente il numero della componente straniera in molti territori.
Ne deriva un dibattito che da anni divide il mondo della scuola tra chi considera la multiculturalità una risorsa educativa e chi ritiene necessario garantire una maggiore omogeneità nelle classi per favorire l’apprendimento, soprattutto quando mancano adeguati strumenti di sostegno linguistico.
Il tetto del 30% e le nuove indicazioni del Ministero
Il quadro normativo continua a fare riferimento alla circolare ministeriale n. 2 dell’8 gennaio 2010, emanata durante il ministero Gelmini, che prevede in via generale un limite indicativo del 30% di alunni con cittadinanza non italiana per classe.
La stessa circolare, tuttavia, consente deroghe quando gli studenti possiedono già un’adeguata conoscenza della lingua italiana – come avviene frequentemente per le seconde generazioni – oppure quando la situazione demografica del territorio rende impossibile una diversa distribuzione degli iscritti.
Proprio sul rispetto di questo limite è intervenuto il ministro Giuseppe Valditara, annunciando al Messaggero una nuova circolare che affiderà agli Uffici scolastici territoriali, d’intesa con i dirigenti scolastici, il compito di distribuire gli alunni stranieri che non possiedono ancora una sufficiente conoscenza dell’italiano in altre classi dello stesso istituto o, se necessario, in scuole di prossimità.
L’obiettivo dichiarato è evitare la formazione di classi nelle quali la presenza di studenti neoarrivati renda più difficile il lavoro didattico e l’apprendimento della lingua.
Valditara: “Non è segregazione, ma integrazione”
Alle critiche di chi teme un rischio di segregazione, il ministro replica con fermezza.
“Segregazione è lasciare le cose come sono. Una classe dove quasi nessuno parla italiano è penalizzante tanto per il ragazzo italiano quanto per l’alunno straniero”, ha dichiarato.
Secondo Valditara, una distribuzione più equilibrata consentirebbe di favorire una reale integrazione e un apprendimento più efficace, evitando la concentrazione degli studenti con maggiori difficoltà linguistiche negli stessi istituti.
Sul piano organizzativo, però, molti dirigenti scolastici evidenziano le difficoltà che potrebbero derivare dalla ricomposizione delle classi già formate, soprattutto a ridosso dell’avvio dell’anno scolastico, in un contesto caratterizzato da organici limitati e tempi amministrativi particolarmente ristretti.
Più docenti di italiano L2 e sostegno all’inclusione
Negli ultimi anni il legislatore ha rafforzato anche gli strumenti destinati all’inclusione linguistica.
La legge n. 106 del 2024 ha introdotto la possibilità di assegnare docenti specializzati nell’insegnamento dell’italiano come seconda lingua (L2) alle classi nelle quali almeno il 20% degli studenti è costituito da alunni neoarrivati privi delle competenze linguistiche di base.
Il ministro ha inoltre ricordato l’assunzione di mille docenti specializzati nell’insegnamento dell’italiano agli studenti stranieri di recente immigrazione e gli interventi previsti dal programma Agenda Nord, destinati alle scuole delle periferie delle grandi città del Nord e del Centro per contrastare la dispersione scolastica. A questi si affianca il sistema del docente tutor, pensato per personalizzare maggiormente i percorsi di apprendimento.
Le sfide della scuola tra inclusione e risultati
Le rilevazioni sul rendimento scolastico mostrano che gli studenti con cittadinanza straniera presentano più frequentemente situazioni di ritardo negli studi e un maggiore rischio di dispersione.
Secondo gli studi pedagogici, tuttavia, il fattore decisivo non è la semplice percentuale di studenti stranieri presenti in una classe, quanto la qualità dei percorsi di accoglienza, la continuità del supporto linguistico, il coinvolgimento delle famiglie e la disponibilità di personale adeguatamente formato.
L’obiettivo resta quello di garantire pari opportunità educative a tutti gli studenti, indipendentemente dalla loro origine.
Obbligo scolastico e permesso di soggiorno
Tra le misure annunciate dal ministro figura anche un intervento sul rispetto dell’obbligo scolastico da parte delle famiglie straniere.
Valditara ha ribadito l’intenzione di prevedere la revoca del permesso di soggiorno nei confronti dei genitori che, pur essendone tenuti, non mandano i figli a scuola.
“I genitori stranieri che si rifiutano di inviare i figli nelle scuole italiane stanno togliendo loro il futuro. Non possiamo tollerarlo”, ha affermato il ministro, aggiungendo che le famiglie dovranno essere messe nelle condizioni di seguire il percorso scolastico dei figli anche attraverso l’apprendimento della lingua italiana, grazie ai corsi gratuiti organizzati dai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA).
Il tema degli alunni stranieri continua così a rappresentare una delle principali sfide per la scuola italiana, chiamata a trovare un equilibrio tra inclusione, qualità dell’insegnamento, organizzazione delle classi e risposta ai profondi cambiamenti demografici che stanno trasformando il sistema educativo.




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