Valditara: “3,1 milioni per formare i docenti su rispetto e violenza di genere, coinvolte 4.800 scuole”
- Debora De Patto
- 10 ore fa
- Tempo di lettura: 4 min

La scuola deve avere un ruolo centrale nell’educazione al rispetto e nella prevenzione della violenza contro le donne. È la posizione ribadita dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara che, in un’intervista a La Stampa, ha illustrato le iniziative avviate nelle scuole e risposto alle critiche rivolte al Governo sul tema dell’educazione alle relazioni e del contrasto alla violenza di genere.
Uno dei punti principali riguarda la formazione degli insegnanti. Per preparare il personale scolastico ad affrontare argomenti particolarmente delicati, il Ministero ha previsto un finanziamento di 3,1 milioni di euro e affidato a Indire un percorso che coinvolge già 4.800 istituzioni scolastiche.
Secondo quanto riferito dal ministro, le risorse complessivamente destinate alle diverse iniziative sul tema raggiungono 18 milioni di euro.
Educazione al rispetto lungo tutto il percorso scolastico
Valditara rivendica il lavoro realizzato attraverso le nuove Linee guida per l’Educazione civica, nelle quali trovano spazio il rispetto della persona, le relazioni corrette, l’empatia e il contrasto a ogni forma di violenza.
“Noi siamo il primo governo che ha introdotto come obbligatoria l’educazione al rispetto, alle relazioni corrette, l’empatia”.
L’obiettivo è accompagnare gli studenti fin dai primi anni di scuola, senza concentrare questi temi esclusivamente in alcune lezioni dedicate.
Proprio su questo punto il ministro contesta l’idea che l’educazione al rispetto debba essere misurata soltanto attraverso il monte ore annuale dell’Educazione civica.
Non soltanto Educazione civica: il tema entra nelle diverse discipline
Le 36 ore annuali di Educazione civica, spesso al centro del dibattito, non rappresenterebbero infatti l’unico spazio nel quale affrontare questi argomenti.
Il modello indicato dal Ministero è interdisciplinare. Italiano, storia, scienze e le altre discipline possono diventare occasioni per approfondire il ruolo della donna, la qualità delle relazioni, il rispetto dell’altro e il rifiuto della violenza.
Per Valditara si tratta di un cambiamento che deve attraversare complessivamente l’attività didattica e non essere confinato in una singola materia.
Consenso informato, Valditara chiarisce cosa resta fuori
Un altro tema sul quale il ministro interviene è quello del consenso informato delle famiglie, oggetto negli ultimi mesi di un acceso confronto politico.
Valditara precisa che l’autorizzazione preventiva dei genitori non riguarderebbe quanto già previsto dai programmi scolastici.
Tra gli argomenti che continuano quindi a essere affrontati senza necessità di consenso rientrano, secondo il ministro, l’educazione sessuale sotto il profilo biologico, la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, l’educazione al rispetto e il contrasto alla violenza di genere.
“Il consenso non riguarda quello che è contenuto nei nuovi programmi”.
Il consenso informato riguarderebbe invece attività ulteriori relative alle teorie sull’identità di genere, che Valditara distingue nettamente dai percorsi dedicati alla prevenzione della violenza contro le donne.
Formazione degli insegnanti: 3,1 milioni e 4.800 scuole
Affrontare in classe fenomeni complessi come violenza, relazioni e rispetto richiede però anche docenti adeguatamente preparati.
Da qui la scelta di investire direttamente sulla formazione del personale scolastico. Il percorso è stato affidato a Indire, con il coinvolgimento anche di competenze psicologiche e pedagogiche.
Il finanziamento previsto è pari a 3,1 milioni di euro e, secondo i dati indicati dal ministro, interessa già 4.800 scuole.
Valditara ha inoltre spiegato che, considerando l’insieme delle misure messe in campo, sono stati stanziati 18 milioni di euro per le iniziative legate a questi temi.
Valditara: “Il patriarcato come istituto non esiste più”
Nell’intervista trova spazio anche il dibattito sulle cause culturali della violenza contro le donne.
Il ministro distingue il concetto di patriarcato dal fenomeno del maschilismo, ricordando che il primo, inteso come istituto giuridico, è stato superato con la riforma del diritto di famiglia del 1975.
“Per fortuna il patriarcato non esiste più come istituto: nel 1975 è stato cancellato dal nostro ordinamento giuridico”.
Valditara respinge inoltre la definizione di “patriarcato mediterraneo”, recentemente entrata nel confronto politico, giudicandola priva di fondamento.
A suo avviso, il problema sul quale concentrare l’attenzione è piuttosto il maschilismo, insieme a quella che definisce una crescente “fragilità narcisistica” di alcuni giovani uomini.
Educare anche ad accettare i limiti e i rifiuti
Secondo il ministro, una parte del problema riguarda dunque anche i modelli educativi.
La difficoltà nell’accettare un rifiuto, la scarsa capacità di gestire la frustrazione e un’educazione eccessivamente permissiva possono contribuire alla costruzione di relazioni distorte.
Per questo la prevenzione non dovrebbe limitarsi alla condanna della violenza quando si manifesta, ma dovrebbe intervenire molto prima, aiutando bambini e adolescenti a sviluppare rispetto, empatia e capacità di riconoscere i limiti posti dagli altri.
“Su stalking e minacce servono interventi rapidi e drastici”
L’azione educativa della scuola, tuttavia, rappresenta soltanto una parte della risposta.
Valditara richiama anche la necessità di una maggiore tempestività quando una donna denuncia stalking, minacce o violenze.
“Quando c’è una denuncia per stalking, per minacce o per violenze, l’intervento deve essere repentino e drastico”.
Secondo il ministro, in alcuni casi trascorre troppo tempo prima che vengano adottate misure efficaci a tutela delle vittime. Da qui la richiesta di applicare con maggiore rigore gli strumenti già previsti dall’ordinamento.
Il messaggio che emerge è quindi articolato su due livelli: prevenire attraverso l’educazione e la formazione nelle scuole e intervenire tempestivamente quando la violenza o le minacce sono già emerse. Un percorso nel quale, secondo Valditara, la scuola è chiamata ad assumere una responsabilità educativa che va ben oltre le sole ore formalmente dedicate all’Educazione civica.




Commenti