Scuola 2026/27, si riparte tra precariato, stipendi bassi e carenza di personale: i nodi ancora aperti

Il nuovo anno scolastico 2026/27 prende il via, ma per la scuola italiana restano aperte diverse questioni che incidono direttamente sul lavoro del personale e sull’organizzazione degli istituti. Precariato, stipendi, sostegno e carenza di personale ATA sono tra i principali nodi sui quali vengono richiesti interventi strutturali.
Precariato, il ricorso alle supplenze resta elevato
Nonostante le procedure concorsuali e le immissioni in ruolo, il sistema continua a fare ampio ricorso ai contratti a tempo determinato.
Le organizzazioni sindacali chiedono quindi un sistema di reclutamento capace di utilizzare maggiormente le graduatorie esistenti e di valorizzare il servizio maturato dai precari.
Tra le proposte torna il doppio canale di reclutamento, con concorsi affiancati da procedure che consentano l’accesso al ruolo attraverso le graduatorie, comprese le GPS, sui posti effettivamente vacanti.
Al centro delle richieste anche lo scorrimento delle graduatorie concorsuali e una programmazione delle assunzioni maggiormente collegata alle reali necessità delle scuole.
Stipendi, resta il problema del potere d’acquisto
Sul fronte economico, le retribuzioni del personale scolastico continuano a essere considerate insufficienti rispetto alle responsabilità richieste e al costo della vita.
Il rinnovo contrattuale rappresenta uno degli strumenti disponibili, ma viene chiesto di accompagnarlo con maggiori risorse destinate stabilmente alla scuola, anche attraverso la legge di bilancio.
Tra le proposte avanzate figurano la detassazione degli aumenti contrattuali, il recupero del 2013 ai fini della progressione di carriera e nuovi stanziamenti per ridurre il divario retributivo con gli altri settori della Pubblica Amministrazione e con gli altri Paesi europei.
Denatalità: meno studenti non significa necessariamente meno organico
Il progressivo calo della popolazione scolastica pone anche il tema della gestione degli organici.
La diminuzione degli alunni potrebbe essere utilizzata per ridurre il numero di studenti per classe, rafforzare il tempo scuola e mantenere attivi i presìdi scolastici nei territori più fragili, anziché tradursi automaticamente in una riduzione del personale.
Classi meno numerose permetterebbero inoltre di dedicare maggiore attenzione alle esigenze individuali degli studenti e alle situazioni di maggiore difficoltà.
Sostegno, il peso dell’organico di fatto
Il sostegno rimane uno dei settori nei quali il precariato è maggiormente evidente.
A fronte dell’aumento degli studenti con disabilità e del conseguente fabbisogno di docenti, una quota rilevante delle cattedre continua a essere autorizzata annualmente attraverso posti in deroga e organico di fatto.
La richiesta è quindi quella di trasformare una parte consistente di questi posti in organico di diritto, rendendoli disponibili per le assunzioni a tempo indeterminato.
Parallelamente viene chiesta una programmazione dei percorsi di specializzazione sul sostegno maggiormente collegata alle esigenze territoriali e ai diversi gradi di istruzione.
Anche la procedura di riconferma dei supplenti continua a dividere. Per una parte delle organizzazioni sindacali, la continuità didattica dovrebbe essere perseguita soprattutto aumentando il numero dei docenti stabilizzati, piuttosto che intervenendo ogni anno sui contratti a termine.
Personale ATA, posti vacanti e assunzioni insufficienti
Critica anche la situazione del personale ATA.
Per il 2026/27 vengono segnalate decine di migliaia di disponibilità, mentre il numero delle assunzioni autorizzate resta notevolmente inferiore. A incidere è anche il sistema che collega le immissioni in ruolo al turnover.
I sindacati chiedono quindi un piano straordinario di assunzioni e una revisione dei criteri utilizzati per determinare gli organici.
Il fabbisogno di collaboratori scolastici, assistenti amministrativi e tecnici, infatti, non dipende esclusivamente dal numero degli studenti: incidono anche il numero dei plessi, gli orari di funzionamento, le dimensioni e l’organizzazione delle singole istituzioni scolastiche.
La questione assume particolare importanza nelle realtà con più sedi e nei piccoli centri, dove una riduzione del personale può rendere più difficile garantire tutti i servizi.
Il nuovo anno parte, ma restano le questioni strutturali
L’avvio delle lezioni non chiude quindi il dibattito sulle condizioni della scuola italiana.
Per il 2026/27 la sfida sarà intervenire sulle criticità che da anni accompagnano ogni settembre: ridurre il precariato, rendere più competitive le retribuzioni, stabilizzare i posti di sostegno e garantire organici adeguati anche al personale ATA.
Questioni che non riguardano soltanto chi lavora nella scuola, ma la qualità e la continuità del servizio garantito ogni giorno agli studenti.




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