La Carta del docente diventa “Carta dei servizi”: PC, tablet, libri e corsi di formazione forniti dalle scuole
- Debora De Patto
- 1 giorno fa
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Con il decreto-legge n. 127 del 2025 prende forma una revisione profonda della Carta del docente, introdotta dalla legge 107 del 2015. A dieci anni dalla sua nascita, il bonus non viene semplicemente rimodulato nell’importo, ma cambia natura, funzione e struttura.
Dal 2025/26, l’importo non sarà più fisso, ma definito annualmente sulla base della platea dei beneficiari. Il processo di trasformazione non si esaurirà in un solo anno: inizia ora e proseguirà negli anni successivi, anche attraverso la contrattazione con le organizzazioni sindacali.
L’estensione ai supplenti: una correzione imposta dalla giurisprudenza
Il decreto amplia la platea degli aventi diritto includendo circa 253 mila nuovi beneficiari:
docenti supplenti con contratto al 30 giugno;
personale educativo.
La legge del 2015 presentava un evidente limite: l’esclusione di migliaia di insegnanti precari. Una scelta che i tribunali hanno progressivamente smontato.
Il ruolo decisivo dei tribunali
La riforma è il risultato di una lunga azione giudiziaria:
Corte di Giustizia UE (18 maggio 2022): discriminatoria l’esclusione dei docenti a tempo determinato;
Cassazione (2023): estensione del diritto ai supplenti al 30 giugno;
Corte di Giustizia UE (3 luglio 2025): illegittima anche l’esclusione dei supplenti brevi e saltuari.
Su quest’ultimo punto il legislatore non è intervenuto in modo automatico: i supplenti brevi restano esclusi e costretti a ricorrere al giudice per ottenere bonus e arretrati.
Più beneficiari, risorse invariate
La dotazione finanziaria della Carta del docente resta ferma a circa 400 milioni di euro annui. L’aumento dei beneficiari rende inevitabile la riduzione dell’importo pro capite.
Dal 2025/26 l’importo massimo, che sarà stabilito da un decreto interministeriale atteso nelle prossime settimane, dovrebbe attestarsi attorno ai 400 euro.
Non si tratta di una materia negoziabile: la dotazione è fissata per legge.
Beni acquistabili e limiti su hardware e software
Rimangono fruibili le tradizionali categorie di spesa legate alla formazione, come:
corsi di aggiornamento;
master;
percorsi di abilitazione e specializzazione;
libri e contenuti culturali.
Cambia invece la disciplina per hardware e software: l’acquisto sarà consentito alla prima erogazione e successivamente una volta ogni quattro anni.
La Carta docente come “Carta dei servizi”
L’intenzione dichiarata del Ministro Valditara è quella di trasformare progressivamente la Carta del docente in uno strumento di welfare. Dal 2025/26 il bonus potrà infatti essere utilizzato anche per servizi di trasporto, affiancandosi ad altri strumenti già esistenti:
sconti e agevolazioni;
assicurazione sanitaria;
assicurazione contro gli infortuni.
Questo passaggio segna un cambiamento di impostazione: la Carta non è più solo uno strumento per la formazione, ma un sistema di welfare del personale scolastico.
Un dato significativo: solo il 6% per la formazione
Secondo i dati diffusi dal Ministero, solo il 6% della spesa complessiva della Carta docente viene effettivamente utilizzato per attività di formazione. Un elemento che spiega la scelta di separare progressivamente formazione e welfare.
Fondi PNRR specifici per la formazione
Dal 2025/26 si aggiunge una novità rilevante: le scuole riceveranno 270 milioni di euro di fondi PNRR, destinati alle esigenze formative dei docenti.
Gli istituti potranno:
acquistare pc, tablet e libri;
concederli ai docenti in comodato d’uso;
finanziare corsi di formazione individuati dal Collegio docenti nel piano annuale.
Secondo una stima iniziale, il valore medio delle risorse disponibili sarebbe di circa 240 euro per insegnante, separati dall’utilizzo della Carta docente.
Una trasformazione strutturale
Il quadro che emerge è quello di una progressiva separazione:
la Carta docente, sempre più orientata al welfare e ai servizi;
la formazione, finanziata con fondi europei e gestita direttamente dalle scuole.
Le richieste ancora aperte
Restano sul tavolo alcune rivendicazioni centrali:
ripristino di una Carta da 500 euro effettivi;
inclusione automatica dei supplenti brevi e saltuari;
estensione delle misure di welfare e formazione al personale ATA.




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