Educazione sessuale e affettiva, una nuova materia a scuola? La proposta di legge all’esame della VII Commissione Cultura
- Debora De Patto
- 13 ore fa
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È iniziato in VII Commissione Cultura della Camera l’iter di audizioni sulla proposta di legge che mira a introdurre in tutte le scuole di ogni ordine e grado l’insegnamento dell’educazione sentimentale, sessuale e affettiva.
Il testo si colloca esplicitamente nel quadro delle politiche di prevenzione della violenza di genere e richiama, nella relazione introduttiva, la Convenzione di Istanbul, sostenendo la necessità di un intervento educativo strutturale e continuativo, non limitato a iniziative episodiche.
Introduzione nel primo e secondo ciclo
L’articolo 1 prevede l’inserimento dell’insegnamento dell’educazione sentimentale, sessuale e affettiva nel primo e nel secondo ciclo di istruzione, con l’obiettivo di favorire la crescita culturale, emotiva e relazionale degli studenti, in una prospettiva di parità e solidarietà tra uomini e donne.
Il comma 2 attribuisce alla scuola il compito di promuovere, anche attraverso l’educazione ai sentimenti e all’emotività, un cambiamento nei modelli socio-culturali, al fine di contrastare stereotipi di genere, pregiudizi e pratiche discriminatorie potenzialmente alla base di comportamenti violenti.
Integrazione trasversale e ora aggiuntiva
L’articolo 2 interviene su un duplice livello. Da un lato, dispone l’integrazione dei piani di studio e dei programmi del primo e del secondo ciclo, nel rispetto dell’autonomia scolastica, affinché ogni disciplina contribuisca all’acquisizione di conoscenze e competenze connesse all’educazione sentimentale, sessuale e affettiva. L’impostazione proposta è quindi trasversale, non limitata a un insegnamento isolato.
Dall’altro, per le scuole secondarie di primo e secondo grado, è prevista un’ora settimanale aggiuntiva specificamente dedicata a tale materia, con conseguente incremento dell’orario obbligatorio annuale e adeguamento degli organici del personale docente.
Nel testo originario si indica come decorrenza l’anno scolastico 2024/2025; alla luce dello stato attuale dell’iter parlamentare, tale termine dovrebbe essere aggiornato in caso di approvazione.
Università e formazione delle competenze
L’articolo 3 coinvolge il sistema universitario, prevedendo l’inserimento o il potenziamento di corsi di studi di genere nell’offerta formativa degli atenei, anche al fine di formare le competenze necessarie per l’insegnamento della nuova disciplina. Si delinea così un collegamento diretto tra formazione accademica e sistema scolastico.
Linee guida ministeriali
L’articolo 4 stabilisce che entro centoventi giorni dall’entrata in vigore della legge sia adottato un decreto del Ministro dell’istruzione e del merito, di concerto con il Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, per definire programmi e linee guida.
Tra i contenuti indicati: parità tra i sessi, superamento dei ruoli di genere stereotipati, rispetto reciproco, gestione non violenta dei conflitti interpersonali, contrasto alla violenza di genere e tutela dell’integrità personale, con modulazione adeguata all’età e al livello cognitivo degli studenti.
Formazione del personale e materiali didattici
L’articolo 5 prevede l’attivazione, da parte del Ministero e delle istituzioni scolastiche, di percorsi di formazione obbligatoria o di integrazione di quelli esistenti per il personale scolastico, comprese le scuole dell’infanzia, al fine di assicurare le competenze necessarie all’attuazione delle finalità della legge.
Infine, l’articolo 6 stabilisce che gli istituti scolastici adottino libri di testo e materiali didattici corredati dall’autodichiarazione delle case editrici attestante il rispetto del codice di autoregolamentazione “Pari opportunità nei libri di testo” (POLITE), approvato nel 1999 dall’Associazione Italiana Editori.
Un intervento strutturale in discussione
La proposta disegna un intervento organico che incide su curricoli, orari, organici, formazione universitaria e aggiornamento del personale. Il confronto parlamentare in corso chiarirà tempi, modalità e possibili modifiche, ma il tema – per sua natura – è destinato a rimanere al centro del dibattito pubblico e istituzionale.




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