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Docente accoltellata a Bergamo, la lettera agli studenti: “Tornerò in classe, non porto rabbia”

  • Immagine del redattore: Debora De Patto
    Debora De Patto
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Dopo giorni di apprensione, arrivano segnali incoraggianti sulle condizioni della docente accoltellata da un alunno di terza media nella scuola di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. L’insegnante è stata trasferita dalla Terapia Intensiva a un reparto ordinario dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, segnando un miglioramento rispetto alle ore immediatamente successive all’aggressione, quando le ferite al collo e al torace avevano reso necessario un intervento d’urgenza e una massiccia trasfusione.

Ma è soprattutto il messaggio della docente, diffuso tramite il suo legale e pubblicato dal Corriere della Sera, a colpire per lucidità e profondità.

Non porto rabbia né paura nel cuore

Nella lettera aperta rivolta a studenti, colleghi e comunità scolastica, la docente ha voluto innanzitutto ringraziare chi è intervenuto subito dopo l’aggressione:

il vostro sangue freddo e la vostra forza hanno creato una barriera tra me e la morte.

Parole forti, che restituiscono la drammaticità di quei momenti.


Ancora più significativo il passaggio rivolto agli alunni presenti, alcuni dei quali hanno assistito e ripreso la scena:

non porto rabbia né paura nel cuore, ma solo desiderio di rivedervi crescere sereni e protetti.

Un messaggio che va oltre l’episodio e prova a ricostruire un legame educativo, anche dopo un fatto così grave.


La docente ha rivolto un pensiero anche al ragazzo autore dell’aggressione:

forse nel profondo non saprà neanche perché abbia commesso il gesto

aggiungendo che probabilmente nemmeno i suoi genitori riescono a comprenderne le ragioni.


Nella parte finale della lettera emerge una riflessione più ampia sul ruolo della scuola e sul significato di quanto accaduto.

Non lasciamoci vincere dal buio

scrive la docente, invitando i ragazzi a continuare a studiare e a guardare al futuro senza paura.


L’episodio, secondo la sua visione, può diventare anche un punto di partenza:

una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica.

Infine, la dichiarazione che più ha colpito l’opinione pubblica:

se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere.


Un gesto pianificato e trasmesso in diretta


Nel frattempo, le indagini hanno ricostruito una dinamica particolarmente inquietante. L’aggressione sarebbe stata pianificata e persino trasmessa in diretta sui social attraverso una telecamera indossata dal ragazzo.

Secondo quanto emerso, nello zaino del tredicenne sarebbero stati trovati anche altri oggetti, tra cui una pistola scacciacani, proiettili e spray al peperoncino. Alcune immagini delle armi erano state condivise in precedenza su chat privata con la scritta:

le armi che userò

Ancora più allarmante il contenuto di un testo pubblicato su Telegram circa due settimane prima dell’attacco, in cui il ragazzo dichiarava:

Ucciderò la mia insegnante di francese. Non è una scelta casuale, è mirata

e spiegava così le sue motivazioni:

Non è solo un atto di vendetta, è un modo per rompere la noiosa routine nella maniera più estrema possibile

aggiungendo di essere

stanco di essere banale, di dover fare sempre le stesse cose.

Nel testo compariva anche un riferimento esplicito alla normativa:

non posso essere incarcerato, dato che in Italia l’età minima per la responsabilità penale è a 14 anni, non posso nemmeno essere processato, quindi farò quello che ho sempre voluto fare.


Una ferita che riguarda tutta la scuola


L’episodio ha aperto interrogativi profondi sulla sicurezza negli istituti scolastici e sulla capacità di intercettare in tempo segnali di disagio così estremi.

Ma, accanto a questo, resta la forza delle parole della docente, che anche dopo quanto accaduto sceglie di non rispondere con rabbia.

 
 
 

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