Covid, casi in aumento: quali scenari per le scuole in caso di una nuova ondata?

La ripresa della circolazione del Covid in diversi Paesi europei riporta l’attenzione anche sulle possibili conseguenze per il sistema scolastico. Assenze, continuità delle lezioni e tutela delle persone più fragili rappresentano i principali aspetti da considerare qualora il quadro epidemiologico dovesse evolvere nelle prossime settimane.
In Francia è stato registrato un incremento delle visite mediche, mentre da altri Paesi arrivano segnali di una maggiore diffusione del virus. Al momento, questi elementi non prefigurano necessariamente il ritorno a una situazione paragonabile a quella vissuta durante la pandemia, ma pongono una questione concreta: quanto sono preparate oggi le scuole a gestire una presenza significativa di casi tra studenti e personale?
Sul fronte delle varianti, l’attenzione si è concentrata anche su NB.1.8.1. Nella valutazione pubblicata il 23 maggio 2025, l’Organizzazione mondiale della sanità non rilevava evidenze di una maggiore gravità rispetto alle altre varianti allora circolanti. Il dato, riferito a quella specifica valutazione, non consente tuttavia di determinare quale variante sia attualmente prevalente.
Il primo problema potrebbe essere l’aumento delle assenze
Se i contagi interessassero contemporaneamente più docenti e collaboratori scolastici, gli istituti potrebbero incontrare difficoltà nella gestione dell’orario, delle sostituzioni, della vigilanza e della continuità didattica. Una situazione ancora più delicata potrebbe riguardare il sostegno, qualora l’assenza del personale coinvolgesse figure essenziali per l’inclusione degli alunni con disabilità.
Anche senza un incremento della gravità delle infezioni, quindi, una forte concentrazione delle assenze negli stessi giorni potrebbe mettere sotto pressione l’organizzazione scolastica.
Particolare cautela richiederebbe anche il ricorso all’accorpamento delle classi: una soluzione utilizzata talvolta per fronteggiare l’assenza dei docenti, ma che determinerebbe una maggiore concentrazione di studenti negli stessi ambienti proprio durante una fase di più intensa circolazione dei virus respiratori.
Come comportarsi in classe
In una situazione simile tornerebbero ad assumere particolare importanza il ricambio dell’aria, l’igiene degli ambienti e la corretta gestione delle persone che manifestano sintomi durante la permanenza a scuola.
Le indicazioni generali dell’ECDC per la prevenzione delle infezioni respiratorie richiamano, tra le altre misure, l’importanza di restare a casa quando si è malati, assicurare un’adeguata ventilazione degli ambienti e rispettare le corrette pratiche di igiene respiratoria.
Fondamentale sarebbe anche la comunicazione con le famiglie, che dovrebbe essere tempestiva e trasparente, evitando al tempo stesso allarmismi e garantendo la riservatezza degli studenti e del personale interessato.
Alunni e lavoratori fragili
Un’eventuale crescita consistente dei contagi riporterebbe inevitabilmente l’attenzione sulle persone maggiormente vulnerabili.
Per alunni e lavoratori con particolari condizioni di fragilità, le eventuali misure di tutela dovrebbero essere individuate sulla base delle disposizioni vigenti e delle indicazioni dei professionisti sanitari competenti, evitando automatismi.
Per gli studenti, inoltre, il problema non sarebbe esclusivamente sanitario. Assenze frequenti o prolungate possono compromettere la continuità dell’apprendimento e rendere più difficile mantenere il rapporto con la classe.
Materiali didattici accessibili, recuperi organizzati e un contatto costante con gli insegnanti potrebbero quindi diventare strumenti importanti per evitare che un problema sanitario si traduca anche in un ritardo nel percorso scolastico.
Un’attenzione particolare sarebbe necessaria per gli alunni con disabilità e per i più piccoli, per i quali improvvise interruzioni della routine scolastica possono determinare ulteriori difficoltà anche per le famiglie.
Quarantene e chiusure? Non sono conseguenze automatiche
La crescita dei contagi, da sola, non comporta automaticamente il ritorno alle quarantene o alla sospensione delle lezioni in presenza.
L’obbligo nazionale di isolamento per le persone positive al Covid è stato abolito nel 2023. Qualsiasi eventuale introduzione di nuove misure dovrebbe quindi derivare da specifiche disposizioni delle autorità competenti.
Uno scenario differente potrebbe delinearsi qualora alla crescita delle infezioni si accompagnassero un aumento significativo delle forme gravi, una maggiore pressione sui servizi sanitari o nuove evidenze sulle caratteristiche del virus. In quel caso spetterebbe alle autorità sanitarie e istituzionali valutare la necessità di ulteriori interventi e stabilirne modalità e durata.
La scuola deve farsi trovare pronta
Più che ipotizzare fin d’ora il ritorno alle restrizioni del passato, la priorità è dunque la capacità degli istituti di affrontare un eventuale aumento delle assenze senza compromettere il regolare svolgimento delle attività.
In una prima fase, l’attenzione dovrebbe concentrarsi sul monitoraggio delle assenze, sul ricambio dell’aria negli ambienti scolastici, sull’organizzazione delle sostituzioni, sulla tutela delle persone più vulnerabili e sul sostegno didattico agli studenti costretti a rimanere a casa.
La ripresa della circolazione del virus non equivale al ritorno dell’emergenza pandemica. Ma un eventuale aumento consistente dei casi potrebbe mettere nuovamente alla prova l’organizzazione delle scuole, chiamate a garantire continuità delle lezioni e tutela delle persone più fragili senza scaricare le difficoltà su docenti e famiglie.




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