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Contratto scuola 2025-2027 verso la firma: aumenti fino al 6%. Quando arriveranno in busta paga?

  • Immagine del redattore: Debora De Patto
    Debora De Patto
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 2 giorni fa


Trattativa veloce, ma con diversi nodi ancora da sciogliere. Il rinnovo del contratto collettivo nazionale del comparto istruzione e ricerca per il triennio 2025-2027 si avvia verso la firma, prevista già per il 1° aprile al termine dell’incontro presso l’ARAN.

Si tratterebbe di un’accelerazione senza precedenti: per la prima volta il contratto potrebbe essere chiuso prima della scadenza naturale, anticipando gli effetti economici per circa 1,3 milioni di lavoratori tra docenti e personale ATA.



Aumenti fino al 6%: più peso allo stipendio fisso


Le tabelle presentate nel corso della trattativa indicano un incremento complessivo tra il 5,4% e il 6%, con una scelta precisa: concentrare quasi tutte le risorse sulla parte tabellare.

Circa il 96% degli aumenti sarà infatti destinato alla componente fissa dello stipendio.

Una decisione che punta a:

  • garantire maggiore stabilità retributiva;

  • evitare le decurtazioni legate alle assenze (come la malattia);

  • produrre effetti positivi anche sulla futura pensione.



Quando arrivano davvero gli aumenti


Se la firma arriverà il 1° aprile 2026, gli aumenti non saranno immediatamente visibili nel cedolino, ma scatteranno subito sul piano giuridico.


Dal 2 aprile aumenti già maturati

Gli effetti economici decorrono dal giorno successivo alla firma, quindi dal 2 aprile 2026.

Da quel momento:

  • gli aumenti sono dovuti a tutti gli aventi diritto;

  • risultano già maturati;

  • ma non ancora pagati materialmente.



I tempi della busta paga: entro 30 giorni


Per vedere concretamente i soldi bisognerà attendere i tempi tecnici delle amministrazioni.

La bozza contrattuale prevede che:

  • gli adeguamenti vengano applicati entro 30 giorni dalla stipula.


In pratica:

  • i primi stipendi aggiornati potrebbero arrivare tra fine aprile e maggio 2026;

  • in alcuni casi si potrebbe slittare anche a giugno.



Primo cedolino più ricco: aumenti e arretrati


La prima busta paga utile conterrà non solo l’aumento mensile, ma anche gli arretrati.

Questo perché:

  • gli aumenti decorrono dal 1° gennaio 2025;

  • spettano quindi per tutto il 2025 e per i mesi del 2026 già trascorsi.


Nel cedolino si troveranno:

  • lo stipendio aggiornato;

  • una quota arretrata accumulata.


Va però considerato che una parte è già stata anticipata tramite l’indennità di vacanza contrattuale: gli arretrati saranno quindi parziali e non pieni.



Aumenti in tre fasi: il massimo solo nel 2027


Gli incrementi non arrivano subito a regime, ma seguono una progressione:

  • 2025 → primo aumento (riconosciuto come arretrati);

  • 2026 → incremento intermedio;

  • 2027 → importo pieno definitivo.

Questo significa che nel 2026 si vedrà già un aumento concreto, ma il livello massimo dello stipendio sarà raggiunto solo dal 2027.



Prossimi passaggi


Il 1° aprile resta la data chiave per la firma della parte economica del contratto. Successivamente si aprirà il confronto sulla parte normativa, che riguarderà:

  • organizzazione del lavoro;

  • welfare;

  • nuove figure professionali.


Le cifre attualmente disponibili derivano da bozze e non sono ancora definitive, ma la direzione è chiara: aumenti in arrivo, con tempi relativamente rapidi, anche se ancora lontani dal colmare il divario retributivo con gli altri comparti della pubblica amministrazione.l resto della pubblica amministrazione.

 
 
 

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