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Esami di Maturità, compensi fermi al 2007: ecco le cifre

Immagine del redattore: Debora De Patto
Debora De Patto
5 giu
Tempo di lettura: 2 min
Commissione della Maturità 2026 durante le operazioni d’esame

Con la pubblicazione delle commissioni della Maturità 2026 torna al centro del dibattito il tema dei compensi riconosciuti a presidenti e commissari d’esame. Una questione che da anni solleva malcontento tra il personale scolastico, soprattutto perché gli importi risultano fermi al decreto interministeriale del 24 maggio 2007.

Secondo le tabelle attualmente in vigore, il compenso base previsto è pari a 1.249 euro per i presidenti di commissione, 911 euro per i commissari esterni e 399 euro per i commissari interni.

Si tratta di cifre che non sono state rivalutate nonostante l’aumento del costo della vita, l’inflazione e il carico di lavoro richiesto durante gli Esami di Stato.


Compensi fermi da quasi vent’anni

Il punto critico riguarda proprio la mancata revisione degli importi. A distanza di quasi vent’anni, le indennità riconosciute ai componenti delle commissioni restano sostanzialmente immutate.

Il tema assume particolare rilievo anche perché la partecipazione agli Esami di Maturità rientra tra gli obblighi di servizio del personale scolastico.

I docenti nominati non possono quindi rifiutare liberamente l’incarico, salvo i casi di legittimo impedimento previsti dalla normativa.


Meno commissari, ma nessun aumento individuale

Con le ultime modifiche normative, le commissioni della Maturità sono passate da sette a cinque componenti. La riduzione del numero dei commissari comporta un risparmio complessivo per l’amministrazione, ma al momento questo non si è tradotto in un incremento dei compensi individuali.

La spesa complessiva per le commissioni dovrebbe diminuire, ma i compensi per presidenti, commissari esterni e commissari interni restano quelli già previsti dalle vecchie tabelle.


La richiesta: adeguare gli importi al costo della vita

Da più parti si chiede una rivalutazione delle indennità, tenendo conto dell’inflazione e dell’impegno richiesto ai docenti durante gli esami.

Il lavoro delle commissioni, infatti, non si limita alla presenza nei giorni delle prove scritte. Comprende riunioni preliminari, correzione degli elaborati, colloqui orali, verbalizzazioni, adempimenti amministrativi e gestione dell’intera procedura d’esame.

In molti casi le attività si protraggono fino a luglio, con un carico di responsabilità significativo.


Risorse destinate ad altri interventi

Le economie derivanti dalla riduzione del numero dei commissari dovrebbero essere destinate ad altre misure, tra cui l’assicurazione sanitaria integrativa per il personale scolastico e la formazione dei commissari d’esame.

La formazione rappresenta certamente un investimento importante, ma resta aperta la questione del riconoscimento economico di un incarico che richiede tempo, responsabilità e continuità di lavoro.

Il nodo dei compensi, dunque, rimane irrisolto: a fronte di un esame riorganizzato e di commissioni più snelle, gli importi riconosciuti ai docenti continuano a essere quelli fissati quasi vent’anni fa.


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