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Riforma Istituti Tecnici: meno Italiano in V superiore e Scienze sperimentali come disciplina unitaria. Il parere del CSPI

  • Immagine del redattore: Debora De Patto
    Debora De Patto
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI) ha espresso un parere dettagliato sullo schema di decreto attuativo che ridefinisce l’ordinamento degli istituti tecnici, previsto dal decreto-legge 144/2022. Il documento, approvato il 5 febbraio 2026, non si limita a una valutazione generale, ma evidenzia criticità operative e propone aggiustamenti necessari per rendere la riforma sostenibile nelle scuole.



Tempi stretti e orientamento già avviato


Secondo il CSPI, il decreto arriva in un momento delicato: i Piani triennali dell’offerta formativa sono già predisposti, le attività di orientamento sono in corso e le iscrizioni alle classi prime stanno per concludersi. L’assenza di un quadro normativo definitivo rischia di creare disallineamenti tra le scelte delle famiglie e le possibilità effettive delle scuole.

Il Consiglio richiama l’importanza dell’orientamento, sottolineando che l’istruzione tecnica intercetta ancora una minoranza di studenti rispetto ai licei, rendendo fondamentale guidare correttamente le scelte dei giovani.



Linee guida mancanti e passaggio difficile


Il CSPI segnala l’assenza di linee guida operative per accompagnare il passaggio al nuovo ordinamento. Senza indicazioni chiare, le innovazioni metodologiche rischiano di restare sulla carta. Il Consiglio suggerisce una fase di accompagnamento più lunga, che consenta a Dirigenti e docenti di ripensare quadri orari, didattica per competenze e progettazione interdisciplinare.



Orari e materie sotto osservazione


Uno dei nodi principali riguarda i quadri orari: nel quinto anno, le ore complessive diminuiscono, con un impatto anche sull’insegnamento dell’italiano, disciplina centrale per l’esame di Maturità. Il CSPI raccomanda di mantenere le ore originarie per non ridurre le competenze linguistiche degli studenti.

Critiche emergono anche per l’introduzione delle Scienze sperimentali come materia unitaria, che riduce le ore in alcuni indirizzi, in particolare nel settore tecnologico-ambientale. Il Consiglio sollecita chiarezza su classi di concorso e organici necessari per attuare la novità senza creare problemi organizzativi.



Organici, risorse e rischi di esuberi


Il CSPI avverte che la mancanza di una tabella aggiornata che colleghi discipline e classi di concorso potrebbe generare esuberi di personale. Inoltre, il vincolo sul numero complessivo delle classi, che non potrà superare quello del 2023/2024, impone un’attenta valutazione della sostenibilità della riforma nelle diverse realtà territoriali.



Patti educativi 4.0


Patti educativi 4.0 sono considerati strumenti potenzialmente utili, ma con rischi di sovrapposizione rispetto ai poli tecnico-professionali esistenti, soprattutto in assenza di risorse dedicate.Il CSPI segnala criticità anche riguardo ai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA), autorizzati a offrire percorsi tecnici: la possibilità dovrebbe essere chiaramente limitata a una fase sperimentale, con durata definita, monitoraggio e criteri di valutazione, poiché i CPIA non sempre dispongono di laboratori o organici adeguati.



CLIL, internazionalizzazione e inclusione


Il rafforzamento del CLIL è apprezzato, ma il Consiglio mette in discussione l’obbligo di dedicarvi almeno un terzo del monte ore di una disciplina non linguistica, per mancanza di docenti qualificati e risorse aggiuntive. Inoltre, il CSPI chiede che il decreto integri esplicitamente i riferimenti alle normative su disabilità e bisogni educativi speciali, per garantire che l’inclusione non resti solo teorica.



Un parere che chiede correzioni mirate


Il CSPI non mette in discussione l’obiettivo della riforma di rafforzare l’identità dell’istruzione tecnica. Le osservazioni mirano a rendere il decreto più coerente con i tempi delle scuole, più chiaro sul piano operativo e meno esposto a criticità legate a organici, risorse e attuazione concreta. Le modifiche suggerite puntano a garantire che la riforma possa entrare in classe senza creare disallineamenti o difficoltà per studenti e personale scolastico.

 
 
 

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