Maturità 2026: tutto quello che devi sapere
- Debora De Patto
- 9 ore fa
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L’Esame di Maturità 2026 si presenta con importanti novità. Le disposizioni introdotte dal Decreto Legislativo n. 127/2025 modificano in modo sostanziale la composizione delle commissioni, la struttura del colloquio orale e alcuni criteri di ammissione all’esame, con ricadute dirette su studenti, docenti e dirigenti scolastici.
Le novità non riguardano soltanto aspetti organizzativi, ma incidono anche sul modello di valutazione finale del percorso scolastico, alimentando il dibattito tra amministrazione, sindacati e mondo della scuola.
Commissioni di maturità ridotte: da sette a cinque componenti
Una delle principali novità della Maturità 2026 riguarda la composizione delle commissioni d’esame. Da quest’anno ogni commissione sarà formata da cinque membri: due commissari interni, due commissari esterni e il presidente.
La riduzione rispetto ai sette componenti previsti negli anni precedenti consentirà un contenimento della spesa pubblica, ma comporterà anche una maggiore concentrazione delle attività su un numero inferiore di docenti.
Secondo le stime, il numero complessivo dei commissari passerà da circa 120 mila a 84 mila unità. La diminuzione di quasi 40 mila incarichi genererebbe un risparmio di circa 27 milioni di euro tra compensi e rimborsi. Risorse che, secondo diverse organizzazioni sindacali, potrebbero essere utilizzate per aggiornare le indennità riconosciute ai componenti delle commissioni.
Nuovo colloquio orale: focus su quattro discipline
Tra le modifiche più rilevanti figura la revisione della prova orale.
Viene superato il modello basato su uno stimolo iniziale che permetteva agli studenti di sviluppare collegamenti interdisciplinari tra diverse materie. Il colloquio si concentrerà invece su quattro discipline individuate a livello nazionale e comunicate dal Ministero dell’Istruzione già nel mese di gennaio.
La prova partirà dall’analisi del curriculum dello studente e approfondirà le discipline indicate, l’educazione civica e le attività svolte nei percorsi di orientamento e formazione.
Per molti osservatori si tratta di un cambiamento che modifica l’impostazione stessa dell’esame, spostando l’attenzione dalla verifica delle conoscenze disciplinari verso una valutazione più ampia del percorso di crescita personale e della maturazione raggiunta dallo studente.
Obbligo di sostenere tutte le prove per ottenere il diploma
Le nuove regole introducono inoltre un principio chiaro: tutte le prove previste dall’Esame di Maturità devono essere sostenute per conseguire il diploma.
La norma arriva dopo alcuni episodi registrati negli ultimi anni, durante i quali alcuni candidati avevano scelto di non presentarsi al colloquio orale come forma di protesta. Con la nuova disciplina, l’assenza volontaria a una delle prove impedirà il completamento positivo dell’esame.
Comportamento ed educazione civica assumono un ruolo centrale
Tra i requisiti per l’ammissione all’esame acquista maggiore rilevanza il voto di comportamento.
Gli studenti con una valutazione inferiore a sei decimi non potranno accedere alla maturità. Chi invece sarà ammesso con un sei in condotta dovrà presentare durante il colloquio un elaborato dedicato ai temi della cittadinanza attiva e della partecipazione responsabile.
Parallelamente, l’educazione civica entra stabilmente tra gli argomenti oggetto della prova orale, confermando il crescente peso attribuito alle competenze di cittadinanza all’interno del percorso scolastico.
I risultati Invalsi entrano nel curriculum dello studente
Un’altra novità riguarda il curriculum allegato al diploma finale.
I risultati delle prove Invalsi saranno inseriti nel curriculum dello studente e potranno essere consultati dalla commissione durante il colloquio. I dati non influiranno sul voto conclusivo dell’Esame di Stato, ma potranno essere utilizzati per personalizzare le domande iniziali rivolte ai candidati.
La scelta continua però a suscitare perplessità in una parte del mondo scolastico, che ritiene la valutazione finale di un percorso quinquennale debba rimanere principalmente affidata alle osservazioni e alle valutazioni del consiglio di classe.
Dal 2027 formazione obbligatoria per commissari e presidenti
Le innovazioni introdotte non si esauriscono con l’edizione 2026.
A partire dal prossimo anno scolastico sarà attivato un percorso formativo online rivolto ai docenti che intendono ricoprire il ruolo di commissario o presidente di commissione. La partecipazione al corso costituirà titolo preferenziale nelle procedure di nomina.
Anche questa misura ha suscitato reazioni contrastanti, soprattutto da parte delle organizzazioni sindacali, che ritengono i docenti già adeguatamente preparati grazie all’esperienza quotidiana maturata nella valutazione degli apprendimenti.
Compensi dei commissari ancora fermi al 2007
Accanto alle novità organizzative resta aperta la questione economica.
I compensi riconosciuti ai componenti delle commissioni d’esame continuano infatti a essere regolati dal decreto interministeriale del 2007. Attualmente sono previsti circa 1.249 euro per i presidenti di commissione, 911 euro per i commissari esterni e 798 euro per quelli interni, a cui si aggiungono eventuali indennità legate alla distanza dalla sede d’esame.
Una situazione che continua a essere contestata dalle organizzazioni sindacali, secondo cui le responsabilità richieste durante l’Esame di Maturità non sono più compatibili con compensi rimasti invariati per quasi vent’anni.
Maturità 2026: una riforma che divide
La Maturità 2026 inaugura quindi una nuova fase per l’Esame di Maturità italiano. Da un lato il Governo punta a rendere il sistema più sostenibile dal punto di vista organizzativo ed economico; dall’altro emergono interrogativi sul carico di lavoro dei docenti, sull’efficacia del nuovo modello di valutazione e sulla necessità di adeguare i compensi alle responsabilità richieste.
Le prossime sessioni d’esame saranno il primo banco di prova per verificare l’impatto concreto delle nuove regole sul sistema scolastico italiano.




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