Licei, le nuove Indicazioni nazionali: addio alla Geostoria, entra l’IA. Cambia il modo di insegnare, ecco i programmi
- Debora De Patto
- 6 giorni fa
- Tempo di lettura: 4 min

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato la bozza delle nuove Indicazioni nazionali per i licei. Non è ancora la versione definitiva — arriverà solo dopo la fase di consultazione con scuole, associazioni professionali, studenti e sindacati — ma la direzione è già chiara: non un semplice aggiornamento, bensì una riscrittura dell’identità stessa delle discipline.
Un ritorno al passato, ma con lo sguardo ben piantato nel futuro. Le nuove Indicazioni nazionali per i licei segnano una piccola — ma significativa — rivoluzione nel modo di concepire la scuola superiore italiana: scompare la Geostoria, tornano Storia e Geografia come discipline autonome, entra l’intelligenza artificiale e cresce il peso dell’educazione emotiva e relazionale.
Una scuola che si interroga: “Perché studiare?”
Non è solo una revisione dei programmi. Le nuove Indicazioni provano a ridefinire il senso stesso delle discipline. Ogni materia includerà una sezione dedicata al “Perché studiarla”, con l’obiettivo di collegare i contenuti alla realtà contemporanea e alla motivazione degli studenti. In altre parole, meno studio percepito come obbligo e più consapevolezza del valore formativo. Un cambio di prospettiva che, almeno nelle intenzioni, punta a rendere la scuola meno astratta e più significativa.
Addio Geostoria: tornano Storia e Geografia
Tra le novità più evidenti c’è la scomparsa della Geostoria nel primo biennio. Storia e Geografia tornano a essere due discipline distinte, ciascuna con la propria autonomia metodologica e manuali dedicati.
La storia amplia il proprio orizzonte fino ai nuovi equilibri geopolitici globali, includendo fenomeni come la “svolta cinese”, mentre la geografia recupera un ruolo centrale nell’orientare gli studenti nella complessità del mondo contemporaneo.
Resta comunque la centralità della tradizione italiana e occidentale, considerata dal Ministero come base di un’eredità culturale universale, senza però escludere il confronto con le altre civiltà.
Debutta l’intelligenza artificiale
L’ingresso dell’intelligenza artificiale nei licei era atteso, e ora diventa realtà. Ma con un’impostazione chiara: niente fascinazione tecnologica fine a sé stessa.
L’IA viene introdotta come “territorio critico da governare”. Gli studenti dovranno imparare non solo a utilizzarla, ma anche a comprenderne i limiti, a interrogarla e a difendere la propria autonomia intellettuale.
L’obiettivo è ambizioso: sviluppare una coscienza digitale capace di distinguere tra simulazione algoritmica (la doxa) e conoscenza validata (l’epistéme). In questo contesto, la matematica assume un ruolo chiave, fornendo strumenti e linguaggi per comprendere i sistemi di intelligenza artificiale.
Matematica: meno tecnica, più pensiero
Proprio la matematica è al centro di un ripensamento profondo. Non più solo addestramento tecnico, ma esperienza intellettuale.
Le tecniche restano, ma diventano strumenti per comprendere modelli e processi. L’errore viene valorizzato come parte integrante dell’apprendimento e nel quinto anno è previsto uno spazio di approfondimento per collegare la matematica ad altri ambiti del sapere.
Italiano e filosofia: tornano al centro le persone
Sul fronte umanistico, la riforma punta a rimettere al centro le persone.
La letteratura viene rilanciata come pratica identitaria: leggere non per “finire il programma”, ma per comprendere sé stessi e il mondo. Serve a formare lettori: si punta a sviluppare il gusto per la lettura e a usare i testi come strumenti per comprendere sé stessi e il mondo.
La lingua italiana viene ribadita come bene culturale da tutelare e chiave di accesso alla conoscenza, mentre la filosofia rafforza la sua doppia natura: da un lato esercizio concreto di riflessione e argomentazione, dall’altro studio della tradizione teorica. L’obiettivo è formare studenti capaci di sostenere una tesi e orientarsi tra diversi metodi di conoscenza.
Educazione al rispetto: non una materia, ma una struttura
Tra le novità più trasversali emerge l’inserimento strutturale dell’educazione emotiva e relazionale. Non come disciplina a sé, ma come dimensione strutturale del curricolo. Il rispetto non è presentato come regola da imporre, ma come competenza da coltivare.
La scuola, in questa visione, non si limita a trasmettere conoscenze, ma costruisce i fondamenti della convivenza civile in una società pluralistica, dove l’inclusione non è concessione ma principio.
Una riforma ambiziosa
In sintesi, la riforma prova a passare da un modello centrato sui contenuti a uno centrato sul significato. Ora resta la fase più delicata: trasformare le linee guida in pratica quotidiana. Perché, come spesso accade, la vera sfida non è scrivere una riforma, ma renderla possibile nelle aule.
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