Congedo mestruale in Italia: cosa prevede la proposta di legge
- Debora De Patto
- 3 giorni fa
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Il congedo mestruale è al centro del dibattito politico italiano con una proposta di legge attualmente all’esame del Parlamento. Il provvedimento punta a riconoscere tutele specifiche per studentesse e lavoratrici che soffrono di dismenorrea, una condizione che, nei casi più gravi, può compromettere le normali attività quotidiane.
La proposta di legge n. 1523 introduce assenze giustificate e retribuite legate al ciclo mestruale.
Scuola: fino a tre giorni di assenza senza penalizzazioni
Il testo prevede la possibilità per le studentesse con dismenorrea certificata di assentarsi fino a tre giorni al mese. La novità principale è che tali assenze non verrebbero conteggiate ai fini del raggiungimento del monte ore minimo obbligatorio.
Per accedere al beneficio sarà necessaria una certificazione medica annuale, mentre resterà l’obbligo di giustificare ogni singola assenza. L’obiettivo è evitare che una condizione fisica invalidante possa incidere negativamente sul percorso scolastico.
Lavoro: tre giorni retribuiti e copertura contributiva
Sul piano lavorativo, la proposta introduce fino a tre giorni al mese di congedo retribuito al 100% per le lavoratrici con diagnosi certificata. L’indennità sarebbe interamente riconosciuta senza effetti negativi sulla futura pensione, grazie alla contribuzione figurativa.
Un altro elemento rilevante riguarda la distinzione rispetto alla malattia: il congedo mestruale non verrebbe infatti conteggiato nei limiti previsti per le assenze per malattia, evitando ripercussioni su comporto e trattamenti economici.
La misura si applicherebbe a diverse tipologie contrattuali, includendo lavoro subordinato e parasubordinato.
I precedenti e le sperimentazioni
La proposta guarda al modello della Spagna, che nel 2023 ha introdotto una normativa analoga finanziata dallo Stato. In Italia, invece, alcune esperienze sono già state avviate a livello locale, sia nelle scuole sia in alcune aziende private, dove sono previsti giorni di assenza retribuita.
Costi e coperture
Il provvedimento stima un costo complessivo di circa 10 milioni di euro annui, da coprire attraverso il Fondo di riserva del Ministero dell’Economia.
Le criticità nel dibattito
Non mancano tuttavia le perplessità. Tra i principali nodi c’è quello legato alla certificazione medica, ritenuta necessaria per evitare abusi, ma potenzialmente complessa da gestire.
Un altro tema riguarda il possibile effetto stigma: secondo alcune posizioni critiche, l’introduzione di una misura specifica potrebbe influenzare negativamente le opportunità lavorative delle donne, rafforzando stereotipi già esistenti. I sostenitori della proposta, al contrario, ritengono che una regolamentazione chiara possa contribuire a superare proprio queste discriminazioni.
Iter ancora aperto
Attualmente il testo è in attesa di essere esaminato dalle commissioni parlamentari competenti. L’iter si preannuncia complesso e i tempi di approvazione restano incerti, ma la proposta rappresenta uno dei tentativi più organici finora avanzati in Italia su questo tema.
Al centro della discussione resta una questione concreta: per molte donne, il dolore mestruale non è un semplice disagio, ma una condizione che incide profondamente sulla qualità della vita. La scelta ora spetta alla politica, chiamata a decidere se e come intervenire.




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