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Aumenti stipendiali per merito e non solo per anzianità: il tema entra nel prossimo contratto

  • Immagine del redattore: Debora De Patto
    Debora De Patto
  • 18 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

I futuri aumenti stipendiali degli insegnanti potrebbero non essere più legati esclusivamente all’anzianità di servizio. La revisione della struttura salariale è infatti inserita tra gli obiettivi strategici del PNRR, con l’intento di superare un modello retributivo considerato troppo uniforme e poco attento ai criteri meritocratici.

Si tratta di un tema che da anni anima il dibattito nel mondo della scuola: da un lato chi ritiene impossibile misurare il “merito” nella professione docente, dall’altro chi sostiene la necessità di introdurre forme di incentivazione legate allo sviluppo professionale e alle responsabilità assunte.



Il precedente del governo Draghi: la formazione incentivata


Un primo tentativo di superare il meccanismo basato esclusivamente sull’anzianità risale al governo Draghi, quando l’allora ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi introdusse il modello della formazione incentivata. L’obiettivo era differenziare, almeno in parte, il trattamento economico dei docenti attraverso percorsi formativi volontari.

I percorsi erano rivolti in particolare ai docenti impegnati in funzioni di supporto e coordinamento didattico-organizzativo, le cosiddette “figure di sistema” che affiancano la dirigenza e contribuiscono all’attuazione del Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF). La formazione, pari a 30 ore, si svolgeva online e in modalità asincrona, esclusivamente al di fuori dell’orario di insegnamento.

Alle scuole era lasciata la possibilità di riconoscere ai docenti una retribuzione forfetaria a valere sul Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa oppure, in alternativa, di concedere fino a cinque giorni di esonero dal servizio, secondo quanto previsto dal contratto nazionale. Un impianto che puntava sulla volontarietà e sulla valorizzazione di competenze specifiche, tentando di introdurre un primo legame tra aggiornamento professionale e riconoscimento economico o di tempo.



La rimodulazione con Valditara


Con l’arrivo di Giuseppe Valditara alla guida del Ministero dell’Istruzione e del Merito, l’impostazione è stata rivista. La formazione resta un perno centrale, ma viene collegata in modo più esplicito alle competenze effettivamente acquisite e all’assunzione di incarichi aggiuntivi, non più soltanto alla partecipazione volontaria. L’obiettivo dichiarato è rafforzare il nesso tra sviluppo professionale e riconoscimento economico.



Il contratto 2025/27 come snodo decisivo


Il passaggio decisivo sarà il prossimo contratto del comparto istruzione, università e ricerca. L’atto di indirizzo per il triennio 2025/27, ormai in fase avanzata, dovrebbe a breve arrivare all’Aran, l’agenzia incaricata di avviare il confronto con i sindacati.

Lo stesso Valditara ha chiarito che la parte normativa del contratto punterà sul riconoscimento di figure che richiedono una preparazione specifica, come i docenti tutor, gli orientatori e altre funzioni di supporto alla didattica. Più in generale, l’intenzione è quella di qualificare la formazione degli insegnanti, prevedendo momenti di verifica e sistemi di incentivazione.


Archiviato il contratto 2022/24, l’Aran guidata da Antonio Naddeo si prepara quindi ad aprire un nuovo tavolo negoziale. Un confronto che, con ogni probabilità, riaccenderà il dibattito su come – e se – sia possibile coniugare merito, formazione e retribuzione nel lavoro docente.

 
 
 

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