Mense scolastiche, stop alla carne di maiale nei menu. Valditara: "preoccupante segnale di rinuncia alla nostra identità"

Eliminare la carne di maiale dai menu scolastici per permettere a tutti gli alunni di condividere lo stesso pasto, oppure mantenere le pietanze della tradizione, prevedendo alternative per chi non può consumarle per motivi religiosi?
Il tema torna al centro del dibattito dopo le scelte adottate in alcuni Comuni del Friuli Venezia Giulia, guidati soprattutto dalle indicazioni sanitarie regionali, che hanno proposto di non inserire carne suina nei menu comuni delle mense frequentate anche da bambini musulmani o appartenenti ad altre confessioni che ne escludono il consumo.
Sulla questione è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, contrario all’eliminazione generalizzata di questi alimenti e favorevole, invece, alla predisposizione di pasti alternativi.
Cosa sta accadendo nelle mense del Friuli Venezia Giulia
Il caso nasce dalle modifiche apportate ai menu scolastici per l’anno 2026/2027 in alcuni Comuni della provincia di Pordenone.
Alla base di questa revisione c’è il cambiamento nella composizione della popolazione scolastica. Nel capoluogo, gli alunni con cittadinanza straniera o di seconda generazione rappresentano oltre il 20% degli iscritti, con percentuali che in alcuni istituti comprensivi raggiungono il 30%, rispetto a una media nazionale dell’11,6%. Una presenza sempre più significativa che ha portato diverse amministrazioni comunali a ripensare l’organizzazione dei pasti scolastici, alla luce delle differenti esigenze culturali e religiose.
A Pordenone, Sacile e San Vito al Tagliamento la carne di maiale è stata quindi eliminata dai pasti base. In altri territori, come Spilimbergo, è stata adottata una soluzione differente: alcuni prodotti contenenti carne suina possono essere aggiunti su richiesta.
Le nuove proposte alimentari prevedono anche una maggiore presenza di preparazioni come pollo al curry e cous cous, mentre vengono ridimensionati alcuni piatti tradizionalmente legati alla cucina italiana e locale.
Alla base delle scelte non ci sarebbe però esclusivamente la necessità di rispondere alla crescente presenza di studenti provenienti da differenti contesti culturali e religiosi.
Incidono anche le indicazioni sanitarie regionali orientate a privilegiare le carni bianche rispetto alle carni rosse e lavorate.
La decisione ha comunque assunto rapidamente una dimensione politica, soprattutto per l’esclusione dai menu ordinari di prodotti fortemente legati al territorio, come il prosciutto di San Daniele.
La proposta: un unico pasto senza carne di maiale
Nel dibattito è intervenuto il pediatra Italo Farnetani tramite Adnkronos, che propone di non prevedere la carne di maiale dai piatti unici per consentire anche agli alunni musulmani ed ebrei di condividere lo stesso pasto.
Secondo Farnetani, quando nelle scuole sono presenti bambini che, per motivi religiosi, non consumano carne di maiale, una possibile scelta inclusiva consiste nel non prevederla nel menu comune.
L’obiettivo sarebbe quello di evitare che alcuni bambini debbano ricevere sistematicamente un pasto diverso da quello dei compagni.
La mensa, in questa prospettiva, non rappresenta soltanto il momento nel quale gli studenti mangiano, ma anche uno spazio di socializzazione. Condividere la stessa pietanza potrebbe quindi contribuire a ridurre le differenze percepite tra gli alunni.
Valditara: “Sì ai menu alternativi, no alla rinuncia alla nostra identità”
Di posizione differente il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che a "Il Giornale" ha innanzitutto ricordato che la gestione delle mense scolastiche rientra nelle competenze dei Comuni e non del Ministero dell’Istruzione.
Secondo il ministro
“eliminare il prosciutto dai menù delle scuole come forma di rispetto verso gli studenti di religione islamica rappresenta un preoccupante segnale di rinuncia alla nostra identità. È una scelta grave, a dispetto delle tradizioni friulane e della qualità del Made in Italy, a danno della filiera agroalimentare e dei suoi lavoratori. È giusto garantire agli studenti musulmani pasti alternativi nel rispetto delle loro convinzioni religiose. Ma questo non può significare l’imposizione di abitudini alimentari a tutti gli altri. Sì all’integrazione, no a un’inclusione intesa come rinuncia alla nostra identità e alle nostre tradizioni."
Inclusione o tutela delle tradizioni?
È proprio su questo punto che si concentra il confronto.
Da una parte c’è chi considera più inclusivo predisporre un unico menu compatibile con le diverse esigenze religiose presenti nelle classi. In questo modo si eviterebbero differenziazioni durante il pranzo e, contemporaneamente, si potrebbe semplificare la gestione organizzativa delle mense.
Dall’altra c’è chi ritiene che l’inclusione debba essere realizzata attraverso la possibilità di scegliere tra diverse alternative, senza eliminare dal menu generale prodotti appartenenti alla tradizione gastronomica del territorio.
Quale spazio per le cucine del mondo?
Ma quale spazio dovrebbero avere nelle mense scolastiche i piatti appartenenti a tradizioni gastronomiche diverse da quella locale?
Secondo molti, i bambini dovrebbero conoscere innanzitutto il territorio nel quale vivono e, allo stesso tempo, essere educati all’apertura verso culture differenti. In questa prospettiva, la mensa dovrebbe continuare a valorizzare prodotti e preparazioni locali, senza rinunciare alla possibilità di far conoscere sapori e tradizioni provenienti da altre culture.
Il tema apre una riflessione sul ruolo educativo dell’alimentazione scolastica: da una parte la conoscenza di nuove tradizioni gastronomiche, dall’altra la valorizzazione del patrimonio del territorio in cui gli studenti crescono.
Tra menu comuni, pasti alternativi e valorizzazione della cucina locale, saranno soprattutto i Comuni e le commissioni mensa a dover trovare un equilibrio tra esigenze alimentari, inclusione, organizzazione del servizio e rispetto delle diverse sensibilità.


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