La matematica è davvero “da maschi”? Perché questo pregiudizio esiste ancora
- Debora De Patto
- 2 giorni fa
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Un pregiudizio ancora difficile da superare
Quando immaginiamo una persona molto brava in matematica, spesso pensiamo automaticamente a un uomo. È un’associazione che nasce quasi senza accorgercene e che dimostra quanto alcuni stereotipi siano ancora presenti nella società e nella scuola.
Proprio per riflettere su questo tema, il 12 maggio si celebra la Giornata internazionale delle donne nella matematica, istituita in ricordo di Maryam Mirzakhani, prima donna nella storia a vincere la Medaglia Fields, il più prestigioso premio dedicato alla matematica. La ricorrenza coincide con il giorno della sua nascita e vuole valorizzare il contributo femminile nelle discipline scientifiche.
Il gender gap parte dai banchi di scuola
Le ricerche internazionali mostrano che le differenze di genere in matematica non dipendono da capacità innate, ma soprattutto dal contesto culturale ed educativo. Fin dai primi anni scolastici, bambine e bambini ricevono infatti messaggi differenti rispetto alle proprie competenze.
Molte ragazze, anche quando ottengono buoni risultati, tendono a sentirsi meno sicure nelle materie scientifiche rispetto ai compagni maschi. Questo porta spesso a vivere la matematica con maggiore ansia e minore fiducia nelle proprie capacità.
In Italia il fenomeno appare particolarmente evidente. I dati INVALSI mostrano che il divario emerge già nella scuola primaria e tende ad aumentare nel corso degli anni scolastici. Al contrario, nelle prove di inglese le differenze tra maschi e femmine risultano molto meno marcate, segno che gli stereotipi culturali influenzano fortemente il rapporto con alcune discipline.
Stereotipi che diventano limiti reali
L’idea che i maschi siano “più portati” per la logica e i numeri continua a essere molto diffusa. Questo pregiudizio rischia di trasformarsi in una sorta di profezia: le ragazze finiscono per convincersi di non essere abbastanza brave, anche quando i risultati dimostrano il contrario.
Anche il modo in cui vengono proposte le attività può fare la differenza. Alcuni problemi matematici, ad esempio, utilizzano contesti più vicini agli interessi tradizionalmente associati ai maschi, rendendo più difficile il coinvolgimento di tutte e tutti.
Per questo motivo, lavorare solo sulle competenze non basta. È importante aiutare le studentesse a sviluppare sicurezza, autostima e un rapporto più sereno con la matematica.
L’importanza dei modelli femminili
Raccontare la storia delle donne che hanno lasciato un segno nella matematica e nella scienza può avere un valore enorme. Figure come Ipazia, Ada Lovelace, Sophie Germain o Maryam Mirzakhani dimostrano che il talento non ha genere, anche se per molte di loro il percorso è stato pieno di ostacoli.
Conoscere queste storie permette alle ragazze di identificarsi in modelli positivi e di immaginare il proprio futuro anche in ambiti ancora considerati “maschili”.
La scuola può fare la differenza
La scuola ha un ruolo fondamentale nel contrastare gli stereotipi. Parlare di donne nella scienza, proporre attività inclusive e riflettere sui pregiudizi può aiutare studenti e studentesse a guardare la matematica in modo diverso.
Anche una semplice attività può diventare significativa: chiedere ai bambini di disegnare “una persona bravissima in matematica” può aprire una riflessione interessante sulle immagini e sulle aspettative che associamo alle discipline scientifiche.
Educare alla parità significa anche questo: permettere a ogni ragazza e a ogni ragazzo di sentirsi libero di coltivare le proprie passioni senza il peso dei pregiudizi.




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