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La Camera approva una risoluzione “anti-islamizzazione” e richiama il divieto del burqa: scontro politico. “Scuola luogo di libertà, non di propaganda”

Immagine del redattore: Debora De Patto
Debora De Patto
24 lug
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 26 lug


La Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati ha approvato una risoluzione che impegna il Governo a rafforzare le misure volte a prevenire ogni forma di indottrinamento nelle scuole e a garantire il rispetto della normativa vigente in materia di sicurezza, in riferimento agli indumenti che impediscono il riconoscimento della persona.


Il testo è stato approvato con il voto favorevole della maggioranza e quello contrario delle opposizioni, che hanno contestato il contenuto della risoluzione, ritenendola “emergenza inesistente” e “operazione propagandistica”.



Le dichiarazioni della maggioranza

Illustrando il provvedimento, la sottosegretaria all’Istruzione e al Merito Paola Frassinetti ha dichiarato, come riportato da "Il Giornale", che

«la scuola deve essere il luogo della libertà, non dell’indottrinamento»

spiegando che la risoluzione punta a rafforzare il ruolo della scuola come luogo di formazione pluralista e di confronto, affinché le attività educative si svolgano nel rispetto del pluralismo e non siano utilizzate per promuovere o diffondere messaggi di carattere ideologico, politico o religioso.


Il testo approvato affronta anche il tema della tutela del diritto allo studio, richiamando la necessità di prevenire le situazioni che possono ostacolarne l’esercizio. Tra gli aspetti evidenziati figurano il contrasto all’abbandono scolastico, con particolare attenzione alle bambine, e il monitoraggio delle condizioni di maggiore vulnerabilità. La risoluzione richiama inoltre il rispetto della normativa vigente sugli indumenti che impediscono il riconoscimento della persona, come il burqa. Su questo punto la sottosegretaria Paola Frassinetti ha precisato che si tratta di una disposizione dettata da esigenze di sicurezza e che non prevede eccezioni.


La posizione della Lega

Secondo la Lega, la scuola non può diventare terreno di propaganda o di indottrinamento ideologico, ma deve rimanere il luogo in cui si formano cittadini liberi, capaci di sviluppare un pensiero critico e autonomo. Intervenendo anche sul tema degli indumenti che coprono integralmente il volto, è stato affermato che "sul burqa e su ogni indumento che impedisca il riconoscimento della persona non possono esserci ambiguità: il rispetto delle norme vigenti e delle esigenze di sicurezza vengono prima di tutto". "Il confronto tra idee è un valore, ma deve sempre svolgersi nel rispetto del pluralismo. Quando un indumento impedisce l’identificazione della persona devono prevalere le disposizioni vigenti".


Futuro Nazionale: “Basta classi trasformate in moschee”

Come riportato da Ansa, nel dibattito è intervenuto anche Futuro Nazionale, il movimento guidato dal generale Roberto Vannacci, che ha presentato una propria risoluzione dedicata al contrasto di quella che definisce “islamizzazione” delle scuole.

«Fuori la propaganda islamica dalle scuole italiane. Le aule devono tornare a essere luoghi di apprendimento, non di indottrinamento».

Secondo tali posizionie, "abbiamo assistito a docenti ideologizzati che usano la cattedra per fare propaganda, ora pro-ideologia gender, ora pro-sinistra, ora pro-islamizzazione."


"Siamo arrivati al punto di vedere classi trasformate in piccole moschee, scuole chiuse durante il Ramadan, e persino “sperimentazioni didattiche” in cui si insegnava a indossare il velo anche a bambine non musulmane".

Fonte: Il Giornale


Le critiche di sindacati e opposizioni

La risoluzione ha suscitato la netta contrarietà delle organizzazioni sindacali del comparto scuola. I sindaciati sostengono che "la scuola, in una società sempre più multiculturale, è luogo dell’integrazione e del dialogo fecondo tra culture. Piuttosto che alimentare tensioni e polarizzazioni, ci si aspetterebbe da chi siede in Parlamento un impegno responsabile nell’aiutare la scuola a promuovere tolleranza ed equilibrio".


Il segretario generale della Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile, che all’ANSA ha dichiarato:

«In un momento in cui la politica dovrebbe concentrarsi solo sulle vere emergenze della scuola, sceglie invece di intervenire sulla libertà di insegnamento, alimentando contrapposizioni ideologiche che nulla hanno a che vedere con la qualità dell’istruzione».

D’Aprile ha aggiunto che la scuola

«non può diventare il luogo in cui si alimentano paure, contrapposizioni e discriminazioni, né essere trasformata in un terreno di propaganda e di scontro politico. Ogni limitazione della libertà di insegnamento costituisce un ostacolo al ruolo educativo della scuola e alla sua missione istituzionale. Non spetta alla politica stabilire quali culture o religioni possano trovare spazio nelle attività didattiche, né delegittimare il lavoro dei docenti attraverso generalizzazioni prive di qualsiasi fondamento».

Infine ha ribadito la propria idea di scuola:

«È il luogo dell’inclusione e della scoperta, capace di costruire comunità. È questa la visione delineata dalla Costituzione: un’istituzione che promuove il rispetto delle differenze culturali e religiose, costruisce relazioni fondate sulla fiducia e contrasta ogni forma di discriminazione».

Critiche al provvedimento sono arrivate anche dai banchi dell’opposizione. La deputata di Alleanza Verdi e Sinistra, Elisabetta Piccolotti, ha dichiarato:

«Non c’è nessuna islamizzazione, sono tutte fesserie. La risoluzione approvata certifica solo una cosa: il centrodestra continua a costruire emergenze inesistenti per alimentare paure e divisioni».

 
 
 

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