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Valditara: "no alla cultura woke. Nelle comunicazioni all’interno della scuola italiana non esiste il genere neutro. O esiste il maschile o esiste il femminile."

Immagine del redattore: Debora De Patto
Debora De Patto
21 set
Tempo di lettura: 2 min
Valditara: no alla cultura woke.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara torna sul tema del linguaggio utilizzato nelle scuole e ribadisce la propria contrarietà all’uso di asterischi e schwa nelle comunicazioni scolastiche.

Intervenendo dal palco del raduno della Lega a Pontida, Valditara ha richiamato la circolare ministeriale n. 1784 del 2025, che richiama le regole della lingua italiana e le indicazioni dell’Accademia della Crusca sull’utilizzo di segni come asterisco e schwa nella comunicazione istituzionale.

L’indicazione riguarda quindi gli atti e le comunicazioni ufficiali delle scuole, nei quali il Ministero chiede di utilizzare le forme previste dalla lingua italiana.

«Nelle comunicazioni all’interno della scuola italiana non esiste il genere neutro. O esiste il maschile o esiste il femminile».

Da qui il riferimento diretto a formule come “car bambin” e “car* student*”**, che secondo il ministro non dovrebbero essere utilizzate nelle comunicazioni delle istituzioni scolastiche.


“Non posso accettare che si scriva car* bambin*, car* student*, perché quando noi andiamo a parlare fra la gente non usiamo il genere neutro.”


No alla  “cultura woke”

Nel suo intervento, Valditara ha attaccato quella che definisce “cultura woke”, sostenendo che “vuole distruggere l’identità” e la distinzione tra maschile e femminile.

Il ministro ha collegato questo tema anche alla legge sul consenso informato, rivendicandone l’impostazione. Secondo Valditara, il provvedimento non mette in discussione l’educazione al rispetto, il contrasto alla violenza di genere o la promozione di relazioni sane, ma punta a coinvolgere maggiormente le famiglie quando vengono affrontati determinati temi.

Valditara ha spiegato di non voler vedere proposte agli studenti teorie secondo cui una persona possa identificarsi indifferentemente come maschio, femmina, entrambi o nessuno dei due, sostenendo che contenuti di questo tipo potrebbero generare confusione nei più piccoli.

«Pensate che confusione ci sarebbe nella testa di un bambino a sentirsi propinare, raccontare teorie di questo tipo».


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