Continuità sul sostegno: tutela davvero gli alunni con disabilità o si tratta di misura discutibile?

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato la nota ufficiale (prot. 7766 del 26 marzo 2026) che disciplina la conferma dei docenti supplenti su posto di sostegno anche per l’anno scolastico 2026/2027.
L’obiettivo dichiarato è quello di garantire la continuità didattica agli alunni con disabilità, rafforzando la stabilità del rapporto educativo e riducendo il turn over degli insegnanti.
Tuttavia, la misura continua a far discutere.
Se da un lato si punta alla stabilità, dall’altro emergono forti criticità segnalate da molti docenti.
In particolare:
viene limitato il diritto di graduatoria nella scelta della sede;
si rischia di consolidare situazioni in cui l’insegnante non è specializzato, a fronte di migliaia di docenti specializzati che, in molti casi, restano esclusi dalle nomine a causa di un punteggio insufficiente;
gli alunni con disabilità potrebbero avere, anche per il secondo anno consecutivo, docenti privi della necessaria formazione specifica.
Una norma nata per tutelare la continuità potrebbe, secondo alcuni, finire per incidere negativamente proprio sulla qualità dell’inclusione scolastica.
C’è chi parla apertamente di misura iniqua, poiché rischia di comprimere diritti e di svalutare il percorso di specializzazione sul sostegno.
La continuità didattica deve avere la priorità assoluta, oppure è giusto garantire prima di tutto il rispetto della specializzazione e delle graduatorie per la scelta della sede?




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